La chiesa di Sant’Antonio Abate e l’Ospedale Vecchio di Rieti, un luogo che da oltre 2.300 anni continua a rigenerarsi.
Passeggiando nella città di Rieti vale la pena di scendere appena sotto la vecchia acropoli, alle spalle della via Garibaldi e di fronte alla chiesa di Sant’Agostino, per ammirare una facciata appena restaurata dalla Soprintendenza: è la chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate nonché la chiesa del più antico ospedale cittadino.
La facciata con i suoi mattoni appena riportati al caldo, colore terracotta chiara e le modanature e bassorilievi di travertino è quasi un fondale scenico. Questa chiesa è stata progettata da Jacopo Barozzi, detto il Vignola, il grande architetto che con il suo trattato “I cinque ordini dell’architettura” ha influenzato la progettazione architettonica dal ‘500 in poi. Il Vignola ha realizzato la chiesa a Rieti dopo il Concilio di Trento e la costruzione della chiesa del Gesù a Roma sempre da lui progettata. Questo edifico, purtroppo andato in degrado negli ultimi 30 anni, vede ora una intensa attività di restauro e recupero promossa dal Gruppo FAI di Rieti, attraverso una grande opera di sensibilizzazione della popolazione, che ha fatto sì che diventasse un Luogo del Cuore del FAI raccogliendo ben 5.515 voti nel censimento nazionale del Fondo Ambiente Italiano. Oggi ancora non si può entrare al suo interno, ma già solo ammirandone la facciata, si può presagire la magnificenza degli spazi interni con navata centrale e cappelle laterali ed un grande abside che si può ben vedere girando alle spalle della chiesa, anche questo restaurato recentemente.
L’antica chiesa era parte integrante di un ospedale medievale costruito poggiando su mura romane del III secolo a C, anche le mura romane sono state scoperte in occasione degli studi portati avanti dal Gruppo FAI di Rieti. La parte medievale del complesso ospedaliero è stata poi inglobata in una costruzione cinquecentesca come si può vedere dal cortile con porticato su due piani, con bei loggiati, che occasionalmente viene aperto per visite al pubblico. Infine, anche in epoca recente si sono aggiunti fabbricati destinati alla cura dei pazienti fino a quando negli anni ‘900 del secolo scorso quando al suo interno è cessata ogni attività. Si può ben dire che questo insieme di edifici, giardini, cortili, chiese, è un microcosmo urbano, quasi una piccola città all’interno di una città più grande, un luogo molto vario per stili architettonici e storia.
Infine, oggi attraverso un grande movimento di opinione ed attraverso l’amore per questo luogo di molti cittadini di Rieti che sono nati proprio tra queste mura, è stato possibile far si che le istituzioni prendessero a cuore le sorti di questo pezzo importante della città con la prospettiva di trasformarlo in un campus universitario.
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