La devozione per la martire paleocristiana Barbara di Nicomedia è viva a Rieti fin dal IX secolo, quando le sue reliquie vi vennero traslate dall’antica sepoltura in territorio sabino trovando custodia presso la cattedrale. La passio altomedievale narra il martirio di Barbara, compiuto nella località denominata ara Solis tra Scandriglia e Montorio Romano dove il padre Dioscoro, membro autorevole della corte dell’imperatore Massimiano Erculeo, l’aveva relegata in una sua villa rustica nel tentativo di scoraggiare la sua conversione al Cristianesimo. La giovane, orfana di madre, per nulla intimorita dai duri provvedimenti paterni, aveva distrutto le statue degli dei pagani che adornavano la villa ed aveva fatto aprire nella parete della torre ove viveva reclusa il simbolo trinitario di tre finestre. Dioscoro, esasperato, aveva così denunciato la figlia all’autorità del prefetto Marciano manifestando tutto il suo zelo nella volontà di provvedere egli stesso all’esecuzione della condanna a morte a cui Barbara, irriducibile, non poteva ormai scampare.
La fanciulla fu dunque decapitata dal crudele padre, che subito cadde incenerito da un fulmine, segno della collera divina: per questo motivo, si diffuse la tradizione che vuole Santa Barbara patrona di tutti coloro che espongono la propria vita al rischio degli incendi, delle esplosioni, di eventi imprevedibili legati a manifestazioni violente delle forze della natura.
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