Fig. 1 – Numa Pompilio riceve dalla ninfa Egeria le leggi di Roma, Felice Giani 1806 Ambasciata di Spagna Roma
Ripercorrendo precedenti spunti narrativi, ne emergono nuovi sollecitati anche dall’attualità, confermando la potenzialità e la connettibilitá anche immaginifica degli eventi. Più semplicemente e in sintesi parto da due avvenimenti di oggi: il Festival di Sanremo e la recente rivisitazione grafica del Guerriero di Capestrano, portato a simbolo dell’Abruzzo e della sua identità nel gonfalone di detta Regione.
Accennando alla tradizione sabina del Ver Sacrum, primavera sacra, che portava giovani sabini a fondare nuove città a seguito di un animale totemico, si ricordano, tra gli altri, Ascoli Piceno con guida picchio – di cui più diffusamente si è detto – e Boviano, fondata da Comio Castronio, con 7000 giovani provenienti dalla Sabina Cotilia, al seguito del totemico bue. Circa i mutevoli confini Sabini, come già riportato, “molte ipotesi e poche certezze” come si è soliti concludere in molte altre tematiche,“ma non v’è dubbio che ai Sabini si deve in qualche modo l’assetto e la configurazione politica, culturale, sociale di una parte rilevante dell’Italia centrale, ben prima che si affermasse il ruolo egemone di Roma e in seguito integrandosi con quest’ultima. E sempre per rimanere al mondo antico, questa sostanziale integrazione trova successiva conferma sia nell’atteggiamento che le città dell’Italia centrale tennero durante la discesa di Annibale in Italia, sia nell’affermarsi – prima dinastia dopo quella Giulio-Claudia, tipicamente romana – di una sabina, con imperatori come Vespasiano e Tito che ebbero un ruolo importante nel consolidamento dell’impero” (Italico Santoro, Nuova Antologia, ottobre-dicembre 2023, recensione Vaga Sabina, p. 383). Tralasciate
Fig. 2 – Il Guerriero di Capestrano simbolo della Regione Abbruzzo
Dunque le disquisizioni e le non concordanti posizioni storico geografiche, tutt’oggi presenti, i risalenti identitari prevalgono e si palesano anche da oltremare: avendo accennato al Festival di Sanremo, abbiamo registrato con quale orgoglio Russell Crowe, il celebre Massimo Decimo Meridio del film “Il Gladiatore”, abbia vantato il suo legame di sangue con l’Italia raccontando che in un registro navale lo dichiaravano di Ascoli Piceno e con quale rapidità il comune di Ascoli gli abbia concesso la cittadinanza onoraria. Ricorda il “sabino come me” di cui si è in precedenza narrato con riferimento a un articolo in cui l’ammiraglio Nicola De Felice definisce in tal modo Pompeo Magno, nato ad Ascoli Piceno, trattando della guerra contro i pirati dove si distinse uno dei Sabini più illustri, Terenzio Varrone, che meritò la corona navale, assegnata solo tre volte da Roma ai più valorosi nelle battaglie navali.
Venendo poi al territorio dell’antico Aprutium, resiste il simbolo identitario, scelto già nel luglio del 2022, del Guerriero di Capestrano, Nevio Pompuledio, di cui pure si è ampiamente trattato in precedenza. La regione, nel gennaio del 2024, con adesione unanime, ne ha affidato la “raffinazione grafica” all’artista Domenico Palladino, che già aveva provveduto alla sistemazione museale della prestigiosa statua nel museo archeologico di Chieti. E il Guerriero, pur essendo stato scoperto recentemente (1934), è sentito e riconosciuto come indiscutibile rappresentante delle genti e del territorio. E qui, con l’assist del “molte ipotesi e poche certezze”, viene bene riproporre l’ipotesi di Adriano La Regina e della rivista National Geographic che identifica Nevio Pompuledio con il re Sabino Numa Pompilio (715-673), sulla base di dati di comunanza… e anche considerando le iniziali. Dalle tre steli da Penna di Sant’Andrea, testimonianza dell’origine Sabina di queste popolazioni dove si legge:
“Questo i Sabini eressero qui… il dono delle comunità dei Sabini …”
Fig. 3 – Le tre Stele di Penna Sant’Andrea
E ricordiamo ancora la mostra a forte valenza identitaria del 1999 “I Piceni e il popolo d’Europa” ideata con la Regione Abruzzo e Istituzione di Francoforte in cui si raffrontava il Guerriero di Capestrano con il Guerriero di Hirschlanden. Viene bene perché tra i tanti meriti attribuiti a Numa Pompilio viene citata la produzione di leggi tese a eliminare divisioni, favorire l’integrazione tra i popoli, riducendo l’importanza delle tribù, e consolidare le istituzioni religiose (fu detto pio). Ma soprattutto l’obiettivo primario fu appianare i conflitti con i popoli vicini e per i quasi 40 anni di regno non combatté una guerra. Opera titanica che Numa portò avanti da solo o, come narrano, con l’ausilio della Ninfa Egeria? Tito Livio, nella Storia di Roma, allude a un’invenzione di Numa Pompilio per contenere i costumi dei cittadini e il rispetto degli dei. La ninfa avrebbe così ispirato le sue provvide leggi, contribuendo alle azioni di governo che illuminarono il suo regno. Gli “incontri” avvenivano lontano da occhi umani, in una grotta nel bosco sacro a Diana, oggi “Ninfeo di Egeria” nella valle della Caffarella. Sulla Ninfa Egeria si segnala un recente interessante studio della prof. Silvia Scorrano, pubblicato sul Bollettino della Società Geografica Italiana serie 14,5 2022,
“Dalla sacralità delle acque alla patrimonializzazione del sacro attraverso un percorso letterario” che ricorda diverse interpretazioni di cui è stata oggetto nei secoli la Ninfa Egeria. Segnaliamo per la sua più ampia portata la citazione di Fanny Lewald in Italienisches Bilderbuch (1847):
la mitologia e le sue storie sono “talmente belle e divertenti che vorremmo fossero vere a dispetto di ogni erudita confutazione di studiosi”.
In osanna al “molte ipotesi e poche certezze”.
Fig. 4 – Ninfeo di Egeria Incisione di Luigi Rossini
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