L’Associazione culturale reatina “Domenico Petrini”, costituita l’11 marzo 1983, ha svolto degnamente la cerimonia di chiusura del suo quarantennale con la presentazione del libro di Roberto Marinelli “Alle porte del Mezzogiorno” sulla prodigiosa esperienza provinciale di Domenico Petrini (1902-1931), con “i piedi nel Borgo la testa nel mondo” come compiutamente scrisse Alberto Mario Cirese (in Atti del Convegno di studi su Domenico Petrini, 1986).
Veramente incredibile l’esperienza di quel ragazzo prodigio della cultura nazionale degli anni Venti del Novecento. Il titolo del libro “Alle porte del Mezzogiorno” è preso dalla sua Lettera dalla Sabina, pubblicata su «Coscientia» nel 1923 e sicuramente costituisce il culmine della ricerca e dello studio che Marinelli ha dedicato con passione e con tutta la sua professionalità al personaggio onorato.
La Sabina era partecipe delle problematiche della questione meridionale, di cui Petrini parlava vivacemente con personalità del suo tempo quali Giustino Fortunato, con il quale scambiavano anche tre lettere al giorno (altro era allora il servizio postale).
La Presidente dell’Associazione Petrini, Daniela Acuti, ha illustrato l’attività quarantennale dell’Associazione.
Il Vicepresidente Carlo Virili ha esposto i programmi futuri. L’Assessore alla Cultura, prof.ssa Letizia Rosati, ha porto i saluti a nome dell’Amministrazione comunale di Rieti e ha sottolineato il ruolo e il valore dell’associazionismo culturale in Rieti. Ricordiamo che la stessa Associazione ha recentemente partecipato alle celebrazioni, con importanti presenze internazionali, durate tutto il mese di marzo a Laguna (Brasile), gemellata con Rieti, per l’anniversario della liberazione di quella città (1839) avvenuta con il contributo delle formazioni volontarie garibaldine.
L’invito è pervenuto dalla locale Associazione Cultura di Anita, presieduta dall’avv. Adilcio Cadorin, che è anche socio onorario della “Petrini”. I due autorevoli relatori, Oreste Trabucco, docente di storia della filosofia nell’Università di Bergamo, e Nunzio Ruggiero, docente di letteratura italiana nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, hanno rimarcato il pregio del libro, sottolineando l’enorme potenziale delle connessioni possibili con tutta la cultura nazionale ed europea nonché delle relazioni e dell’attività petriniana tra Benedetto Croce, Piero Gobetti e Giovanni Gentile. Hanno illustrato, inoltre, i molteplici campi di azione di Petrini: letteratura, linguistica, critica letteraria, storia, storia dell’arte, musica, traduzioni, editoria, politica ed altro, senza disdegnare la vita e la cultura di provincia. Impresa mirabile del Petrini fu anche la fondazione della casa editrice Bibliotheca (“la testa nel mondo”) con la collana dei quaderni critici, prima firma Benedetto Croce e poi, tra gli altri, Giustino Fortunato, Tilgher, Calogero, Consiglio e lo stesso Petrini. Altri celebri autori mancarono la programmata pubblicazione per la prematura morte. Tra le ultime pubblicazioni, fuori collana, va ricordato Svezia e Svedesi (1930) del poeta e scrittore Venanzio Varano della Virgiliana, “che voleva far conoscere agli Italiani, per la prima volta, quel paese che aveva saputo realizzare le condizioni della più progredita civiltà”.
Si è infine sottolineato l’altissimo intuito di Petrini nello scoprire giovani talenti come lui, rivelatisi personaggi di spicco in molti campi: Giorgio Candeloro, Umberto Segre, Indro Montanelli e Leonardo Sinisgalli, che meglio di tutti ha recepito la lezione di Petrini; ricorda Sinisgalli che “il mio primo libro avrebbe dovuto inaugurare una nuova collana da Carabba diretta dall’astro nascente della nuova critica, Domenico Petrini, un allievo di Cesare De Lollis che morì giovanissimo”.
Un rilievo merita Leonardo Sinisgalli (1908-1981), ingegnere, designer della poesia, specialista del marketing e della pubblicità per Olivetti, Alfa Romeo, Pirelli, Finmeccanica, Eni, Alitalia, ecc., che propiziò il miracolo economico degli anni Cinquanta del secolo scorso con la prestigiosa rivista “Civiltà delle macchine” che fondò e diresse dal 1953 al 1958, quando la cultura abbracciava il mondo. “Io che mi vanto – dice Sinisgalli – di conoscere il destino delle cose perdute, vi dirò che le cose che vediamo spesso non ci sono. Ci sono state, come le stelle supernove, di cui ammiriamo la luce soltanto, come l’astro fuggente del nostro amato Domenico Petrini”.
Ha coordinato la manifestazione Alfredo Pasquetti, Direttore dell’Archivio di Stato di Rieti.
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