L’Aquila 2026, capitale italiana della Cultura riconosciuta per la storia, per la cultura, per l’esempio di resilienza post-terremoto costituisce Una grande avventura per Rieti chiosando per le istituzioni il logo Un territorio, mille capitali.
Limitando cronologicamente soltanto a tre le cattedrali di Rieti (V secolo), L’Aquila (post 1254), Cittaducale (post 1502), gli Amici di Rieti propongono di chiarire senso e significato delle affinità spirituali e delle discontinuità storiche capaci di motivare, delineare, esporre i complessi rapporti di un territorio segnato da secolari confini attraversati come straordinario ponte grazie all’unica fede, testimoniata dalla catechesi e dalla predicazione di personaggi di straordinario spessore come San Bernardino da Siena, San Felice da Cantalice, San Giuseppe da Leonessa e dall’amministrazione delle Diocesi interpretata un tempo da vescovi del calibro di monsignor Valentino Valentini (1580 – 1599), monsignor Pierpaolo Quintavalle (P609 – 1627), monsignor Pomponio Vetuli (1632 – 161652), fino ancora in tempi recenti monsignor Giuseppe Molinari, vescovo di Rieti dal 1989 al 1996, arcivescovo di L’Aquila fino al 2013.
In verità, il primato della fondazione di Rieti si perde nella notte dei tempi, con la Reate sabino–romana favoleggiata dalla divinità eponima di Rea e dell’aborigeno Saturno Sabazio.
Al tempo dei Re, Numa Pompilio di Cures conferì a Roma le prime leggi e le tradizioni pagane.
Durante il primo secolo dell’era cristiana, l’evangelizzazione del territorio reatino fu promossa da Prosdocimo discepolo di San Pietro, testimoniata nei secoli successivi dal culto dei martiri Anzia ed Eleuterio, Marone, Anatolia, Vittoria, Barbara e Giuliana.
La Diocesi di Rieti – Reatinus, direttamente soggetta a Roma – fu costituita giuridicamente al tempo del pontificato di Gregorio Magno e nel corso del X secolo fu annessa al territorio di Amiternum e di Pitinum.
Durante l’età comunale, i confini orientali della diocesi reatina stabilirono la linea di demarcazione del Patrimonio di San Pietro con il Regno di Napoli, sottoscritta nel tempo dalle bolle dei papi Anastasio IV (1153), Lucio III (1182), Onorio III (1219).
La fondazione di L’Aquila fu decretata nel corso del XII secolo, secondo la Cronaca di Buccio di Ranallo da Popplito.
Nel 1257, quando ormai Federico II aveva stabilizzato in temporalibus il territorio dell’altopiano, papa Alessandro IV soppresse l’antica sede di Forcona e accorpò all’incirca 120 chiese ad est della Diocesi di Rieti fondando la Diocesi di L’Aquila.
Infine agli inizi del XIV secolo Carlo II d’Angiò, che proprio a Rieti era stato insignito della corona di re di Napoli grazie alla scelta di papa Niccolò IV, stabilì la fondazione per sinecismo della Civita Ducata dedicata al figlio Roberto, successore della dinastia, allo scopo di presidiare i confini del Regno.
La terra murata, progettata secondo i concetti della bastide provenzale, fu popolata dai nuovi cittadini provenienti dalle ville e dai castelli, ordinatamente raggruppati in quartieri, ciascuno con la propria chiesa: Santa Croce, San Giovanni Battista, Santa Maria, Sant’Antimo.
Al centro della piazza in cui si intersecavano il cardo e il decumano si prevedeva la fondazione della chiesa principale intitolata a Santa Maria del Popolo, come simbolica aggregazione collettiva dei fedeli civitesi.
Riconosciuta l’importanza della nuova città, nel corso del XIV secolo Cittaducale fu designata come Vicariato.
Alla fine del secolo successivo, con il pretesto della miracolosa cessazione della peste, i canonici del Clero civitese don Sebastiano de Totis, don Luca di Cristofano, don Liberato di Piccarello, don Palmiero di Colamico, don Matteo di Angelo di Simo, ne, don Simone Appuli, don Francesco di Sante Piccione, don Berardino di Giovanni Muzio, don Claudio di Rieti si accordarono per incaricare il cancelliere del cardinale Orsini e mastro Isaia Cimino affinché concedessero al papa di istituire la nuova Diocesi, enclave del territorio diocesano di Rieti.
Il 24 giugno 1502 papa Alessandro VI benignamente concesse la creazione della Diocesi di Cittaducale, in realtà opponendosi ai vescovi e ai cardinali di casa Colonna che dall’ultimo quarto del Quattrocento avevano governato Rieti in spiritualibus ed avevano parteggiato contro i Borgia.
Il primo vescovo designato, Ulisse Orsini, rifiutò l’incarico a causa del modestissimo appannaggio; l’incarico fu allora affidato a Matteo Mongiani, vassallo di casa Orsini.
Alla morte di Alessandro VI, il vescovo reatino cardinale Giovanni Colonna ottenne per breve tempo che la Diocesi civitese fosse soppressa e riaccorpata a Rieti ma già nel 1508, alla morte del cardinale Colonna papa Giulio II ne riconfermò la costituzione.
Per tre secoli, si succedettero sul trono della sede di Cittaducale venti vescovi: dopo monsignor Mongiani (1502 – 1505), governarono la Diocesi monsignor Giacomo Alfarabi (1508 – 1511), monsignor Giacomo Massimi (1513 – 1524), monsignor Felice Massimi (1525 – 1573), monsignor Pompilio Pirrotta (1573 – 1580), monsignor Valentino Valentini (1580 – 1592), monsignor Gianfrancesco Zagordo (1593 – 1599), frate Jorge Juan Padilla y Vasconcellos O.P. (1599 – 1609), monsignor Pierpaolo Quintavalle (1609 – 1627), monsignor Nicola Benigni (1628 . 1632), monsignor Pomponio Vetuli (1632 – 1652), monsignor Sallustio Cherubini (1652 – 1659), monsignor Giovanni Carlo Valentini (1659 – 1681), monsignor Francesco Giangirolami (1682 – 1685), monsignor Filippo Tani OSB, monsignor Piergiacomo Pichi insieme con l’Amministratore Apostolico monsignor Paolino Sandulli (1718 – 1733), monsignor Francesco Rivera (1733 – 1742), monsignor Angelo M. Marculli (1742 – 1750), monsignor Nicola M. Calcagnini (1750 – 1792) fino all’ultimo, sventurato vescovo monsignor Pasquale Martini che nella 1792 fu ucciso a Rieti, nei duri frangenti dell’età napoleonica.
Fino al 1818, la Diocesi di Cittaducale fu amministrata dal Vicario capitolare, in seguito, per effetto del concordato tra lo Stato della Chiesa e il Regno delle Due Sicilie sottoscritto da Pio VII il territorio della giurisdizione soppressa fu accorpato all’Arcidiocesi di l’Aquila.
Sappiamo bene quali furono nel 1927 le scelte istituzionali per creare la Provincia di Rieti, “ricostituita … nelle sue attività” secondo il titolo scelto da Francesco Palmegiani nel suo più importante scritto del 1932: ne parleremo a lungo, in occasione del centenario 1927-2027.
Solo più tardi, tra il 1972 e il 1976, Cittaducale con il suo territorio rientrò definitivamente nell’alveo diocesano reatino da cui era stata originata.
Per l’anno in corso, la capitale aquilana della cultura si riverbera nella città di Rieti, ma proprio la storia religiosa di Cittaducale merita di essere riconosciuta come ponte fecondo nei complessi aspetti del passato, proiettati in un futuro che dobbiamo progettare.
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