In Sabina, la tradizione della porchetta è solidissima e quelle di Poggio Bustone e Selci, borghi in provincia di Rieti, la conservano con gelosia e successo.
Va detto che nel Lazio coesistono due diverse tradizioni per la preparazione della porchetta: quella dei Castelli Romani e quella della Sabina reatina che è meno nota ma non ha niente da invidiare alla porchetta di Ariccia, tanto che anche le porchette di Poggio Bustone e Selci, o porchetta Selciana, sono state inserite dall’Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tipici (PAT) del Lazio.
Il condimento della porchetta sabina consiste nella salatura e nell’uso di una miscela di spezie come rosmarino, lasciato direttamente in ciuffi, pepe nero, aglio e peperoncino. La carne viene lasciata a macerare avvolta da questo mix; tra tutte le spezie, non viene mai usato il finocchio, che invece caratterizza la porchetta di Ariccia.
La cottura dura al massimo 9 ore a una temperatura di 300°. Il risultato dà una crosta, saporita e di un bel colore ambrato, croccante sopra e morbida sotto la carne che, al taglio, si presenta morbida e leggermente rosata.
La porchetta Selciana si differenzia leggermente per una maggiore attenzione al sapore originario della carne e quindi non eccede in speziature né in eccessive aggiunte di erbe aromatiche.
Ogni prima domenica di ottobre, Poggio Bustone festeggia il suo prodotto più celebre con la Sagra della porchetta che si svolge nel parco “I Giardini di Marzo”, dal titolo dell’omonimo brano di Lucio Battisti, originario del paese reatino. Selci invece “racconta” ai turisti la sua porchetta nei primi giorni di agosto.
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