A cura di Elisabetta Di Carlo; Simone Priori
Nei boschi tra Santa Rufina e Cittaducale sono presenti diversi castagneti, situati qua e là e di estensione generalmente limitata. È noto che il castagno cresce bene su suoli non calcarei, abbastanza acidi, profondi e con buona ritenzione idrica. Queste caratteristiche sono poco compatibili con le rocce calcaree che costituiscono questi versanti; quindi, perché si trovano i castagneti in quest’area?
Recentemente una tesi di laurea del corso di Scienze della Montagna, dell’Università della Tuscia, polo di Rieti, ha provato a rispondere a questa domanda, andando a studiare i suoli al di sotto di questi castagneti.
Se nella gran parte dei versanti con boschi di latifoglie miste sono presenti suoli sottili, rocciosi e calcarei, nei castagneti si riscontrano suoli profondi privi di calcare, con un pH neutro o lievemente sub-acido. Questo tipo di suolo non è rappresentato nella carta dei suoli della Regione Lazio, poiché risulta troppo specifico e poco rappresentativo dei versanti calcarei reatini. Tuttavia, riveste un’importanza cruciale per lo sviluppo dei castagni in questa zona.
Questi suoli sono contraddistinti da una forte alterazione, colore piuttosto arrossato per la presenza di ossidi di ferro e arricchimento di argilla in profondità. Si sviluppano in zone depresse del calcare, come doline o valli carsiche, e sono arricchiti di materiale proveniente dal versante, anche di origine diversa dal calcare, come selci e quarziti. Non è da escludere anche la presenza di materiale eolico antico o addirittura vulcanico, proveniente dai vulcani campani o laziali. La presenza di calcare ad elevata profondità ha un impatto limitato sull’apparato radicale del castagno.
Il riscaldamento climatico potrebbe non solo ridurre la disponibilità idrica per il castagno, ma favorire un innalzamento del pH dovuto ad una progressiva ricarbonatazione di questi suoli, rendendo sempre più difficile lo sviluppo del castagno in quest’area.
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