Per gli amanti della natura sono da visitare i luoghi dove si ergono maestosi i grandi alberi. Ci si chiede se un albero possa essere definito un monumento, quando per la maggior parte delle volte questo appellativo si applica a costruzioni dell’uomo. Invece alcuni alberi sono veri e propri monumenti, vincolati anche con speciali leggi dello stato che ne tutelano l’esistenza. Alcune di queste piante sono nate spontaneamente nei luoghi ove si trovano, altre sono state piantate dall’uomo per finalità agricole o decorative. Nel reatino segnaliamo tre alberi che meritano ciascuno una visita: l’ulivone di Canneto, il faggio di San Francesco e le sequoie di Terria.
L’ulivone si trova nella frazione Canneto del comune di Fara Sabina, raggiungibile dalla Salaria poco oltre Passo Corese. L’albero è enorme con sette metri di diametro del tronco, quindici metri di altezza e trenta metri di circonferenza delle fronde, un vero spettacolo. La leggenda vuole che sia antichissimo addirittura risalente ad epoca romana, molto probabilmente invece la sua veneranda età si potrebbe assestare sui mille anni. In questa zona gli abati benedettini dell’Abbazia di Farfa possedevano numerosi terreni che adibirono alla coltivazione degli ulivi, queste terre erano sin da epoca romana famose per la produzione di olio d’olivo di grande qualità, come narrano Ovidio, Strabone, Varrone e Galeno. Oggi la monumentale pianta si trova in una proprietà privata recintata ma è possibile visitarla chiedendo il permesso ai proprietari.
Il faggio di San Francesco si trova a Rivodutri vicino alla Riserva dei Laghi Lungo e Ripa Sottile ed alle sorgenti di Santa Susanna, luoghi molto belli da visitare dopo aver reso omaggio al grande faggio. Questa pianta è molto particolare perché il tronco ed i rami non svettano verticali verso il cielo come per tutti i faggi ma piuttosto si curvano su di loro ed in modo orizzontale seguono il pendio sul quale cresce la pianta. Si dice che l’albero sia coevo di San Francesco, mentre sembra che l’età si possa assestare sui 250 anni. La leggenda narra che la particolare conformazione dei rami sia dovuta ad un episodio legato alla vita del santo, che colto da un temporale abbia trovato riparo sotto le chiome dell’albero e che questo per proteggerlo abbia curvato i propri rami.
Le sequoie del castello di Terria a Contigliano sono una rarità, sono le uniche sequoie presenti nella provincia di Rieti, piante esotiche che si sono perfettamente inserite in un giardino storico. Le grandi piante, del tipo sequoiadendrum giganteum, si trovano su di un giardino pensile sorretto da grandi muraglioni realizzato da Giuseppe Valadier nei primi anni dell’800. La moda delle piante esotiche nei giardini delle residenze gentilizie si sviluppò seguendo il gusto dei giardini all’inglese, infatti le sequoie iniziarono ad essere importate in Europa a metà ottocento per i giardini dell’aristocrazia britannica. Le sequoie sono alberi preistorici, forse con le felci uno dei tipi di pianta più antichi, hanno un tronco rivestito da una corteccia morbida al tatto e dall’inteso profumo, le foglie assomigliano a quelle dei tassi.
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