Il 13 luglio 1234, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Rieti, il Papa Gregorio IX canonizzava San Domenico di Guzmàn – fondatore dell’Ordine dei Predicatori: “non come schiavi sottoposti ad una legge, ma come uomini liberi per grazia”, “completamente impegnati ad annunciare la parola di Dio in tutte le sue forme. Partecipi della missione degli Apostoli …”
(fonte: https://www.domenicani.it/chi-siamo/vita-e-missione/).
L’evento trascendente della canonizzazione lega la testimonianza di fede di San Domenico alla città di Rieti – nella fase storica in cui l’insediamento urbano conosce la straordinaria espansione duecentesca, oltre i limiti della città preromana-romana, nella dimensione in quel secolo cinta dalla nuova-attuale cinta muraria.
I capisaldi di questo ciclo espansivo furono costituiti dalle chiese-conventi degli ordini religiosi mendicanti: San Francesco a sud della Reate primitiva, Sant’Agostino a nord, San Domenico a ovest.
Quest’ultimo complesso fu eretto a partire dal 1266 dai frati domenicani, che abitavano in Rieti già dal 1263 – in forza del legame con la città ove Domenico di Guzmàn era stato canonizzato.
La grande Chiesa sorse sull’odierna Piazza Beata Colomba; conobbe secoli di vita e fede vissuta, poi di degrado e incuria; fino al 1810 – con l’invasione napoleonica che vi causò la soppressione dell’esercizio cultuale e conventuale; seguito dal ripristino, nella breve età della Restaurazione; fino al definitivo abbandono dopo il 1862, quando la Chiesa fu sconsacrata.
“L’intero complesso fu adibito a caserma, e nella chiesa venne ricavata la scuderia. All’inizio del Novecento la chiesa fu scorporata dalla caserma e divenne sede di una segheria, per poi essere completamente abbandonata negli anni successivi … Negli anni novanta [del Novecento] la caparbietà del parroco di Santa Lucia, don Luigi Bardotti, ha permesso di concentrare molti fondi pubblici e privati sul restauro della chiesa, che con il terremoto del 1979 aveva perso anche il tetto … In seguito agli interventi di restauro … la chiesa è stata riconsacrata nel 1999”
(fonte: wikipedia).
La lunga premessa serve a tratteggiare la storia e le ragioni prime della costruzione, di questo ingente spazio sacro – fra i più rilevanti della città di Rieti: il quale preserva malgrado profanazioni reiterate attraverso i decenni, la suggestione della profonda spiritualità delle sue origini.
In questo contesto, miracolosamente salvato più volte dalla distruzione totale, restituito al culto alla fine del secondo millennio, nel 2008 viene apposto il monumentale Pontificio Organo Dom Bedos-Roubo Benedetto XVI: “il lavoro d’organaria ed ebanisteria più elaborato mai costruito in Europa dopo la Rivoluzione Francese, per la cura delle sculture e la costruzione interamente manuale.
“Il Dom Bedos-Roubo è un organo classico alla francese, con cinque tastiere e pedaliera di 30 tasti; ha 57 registri e 4054 canne, con positivo tergale, consolle a finestra nello stile dei organi storici della Francia.
“La pedaliera a leggio alla “francese”, come da originale Dom Bedos-Roubo, è alternabile con una pedaliera diritta alla tedesca, per agevolare l’esecuzione della letteratura europea più recente … Le pale musicali, le basi delle torri, tutte le decorazioni fitomorfe, compresi i vasi di spezie che sormontano le torri sono scolpite e incise a mano dal mastro ebanista Sergio Bellani, su legno di cirmolo.
“Lo strumento presenta le canne di “Trompette à bataille” poste in bella vista, in orizzontale, secondo la moda spagnola dell’epoca. Barthélemy Formentelli ha completato l’organo con accessori aggiuntivi come gli usignoli dal pastorale effetto, l’unione tra la seconda e terza tastiera ed il pedale, e la predisposizione per un futuro ulteriore registro di “Gran Cornetto” sul grand’organo”
(fonte: http://www.chiesadirieti.it/lorgano-dom-bedos-di-san-domenico-festeggia-il-decennale-concerto-gratuito-per-lanniversario/).
“Lo strumento è stato costruito dall’organaro Bartolomeo Formentelli facendo riferimento e ispirandosi al trattato francese L’Art du Facteur d’Orgues di Francois Dom Bedos de Celles; il nome dato all’organo rivela anche il riferimento al trattato L’Art du Menuisier – Carroissier di Roubo le Fils [1760-1770 – fonte: http://www.organosandomenicorieti.it/art1.htm], dal quale Formentelli ha tratto le indicazioni per la costruzione della cassa d’organo.
“La costruzione è iniziata nel 2004 e terminata nel 2009, dopo l’inaugurazione ufficiale …
“Lo strumento è stato inaugurato e benedetto l’8 dicembre 2008 alla presenza del Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone.
“… è posto alla fine della navata centrale della chiesa davanti all’abside: è alto 14 metri, largo 9 e profondo circa 5; pesa 21 tonnellate e si compone di 4054 canne, di 57 registri distribuiti sulle 5 tastiere e la pedaliera nel seguente modo:
– prima tastiera, Positif de Dos, 53 note, 15 registri;
– seconda tastiera, Grand-Orgue, 53 note, 19 registri;
– terza tastiera, Résonance, 53 note, 4 registri;
– quarta tastiera, Récit, 35 note, 4 registri;
– quinta tastiera, Écho, 42 note, 7 registri;
– pedaliera, 29 note, 7 registri …
“Nel panorama organario europeo si abbina, per caratteristiche foniche e costruttive, con il Moucherel di Albi; tutti e due hanno difatti 5 tastiere con la terza detta “di risonanza” (fonte: wikipedia): singolare rimando all’antica città che i romani chiamarono Albiga – da cui prese il nome una fra le più celebri eresie medievali, quella degli Albigesi – sviluppatasi tra XII e XIII secolo; proprio nel tempo in cui Rieti città papale, conosceva (nel contrassegno spirituale e fisico degli ordini mendicanti) la sua stagione di trasformazione-espansione urbana; e fondava in particolare, il grande tempio di San Domenico.
Qui risuonano dopo oltre 750 anni dalla fondazione della Chiesa, le note potenti suggestive del Dom Bedos-Rubro: un’esperienza acustica ed emozionale da vivere; al cospetto di questa costruzione organaria unica, fedelmente restituita dal manuale settecentesco che ne ha costituito il modello.
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