Nel 1600 si stabilirono a Rieti i Ponam, una famiglia della ricca borghesia toscana. Giunti a Rieti si dedicarono anche al commercio del guado, la tintura blu di origine vegetale, detta anche oro blu. Il guado per secoli fu utilizzato non solo per tingere le stoffe, ma anche per ricavate il colore blu utilizzato negli affreschi che si possono ancora ammirare in molte chiese e palazzi. Questa pianta veniva coltivata vicino a luoghi umidi e la valle reatina si prestava perfettamente a questa coltivazione.
All’inizio del 1700 i Ponam decisero di costruire una dimora di grande rappresentanza e iniziarono i lavori sul colle che sorge dietro Case San Benedetto. La realizzazione della villa durò dal 1706 al 1714. Il progetto è bellissimo ed in stile tardo barocco con una magnifica facciata ad esedra che si apre verso Rieti e che con un viale di cipressi inquadra in prospettiva la città, la parte a Sud invece è caratterizzata da una facciata a lesene che danno una sensazione di ampiezza al fabbricato osservandolo arrivando dalla parte superiore della collina. Le facciate sono orientate perfettamente Nord-Sud ed Est-Ovest e dal centro del salone centrale è possibile ammirare dalle finestre in perfetta simmetria le vedute dei quattro punti cardinali.
Nel fabbricato vi è una cappella a piano terra, infatti nella famiglia vi fu anche un canonico, un grande scalone che conduce al piano nobile, ed il punto più rappresentativo è sicuramente il grande salone ovale arricchito da grandi stucchi e colonne. Una particolarità del salone sono dei corridoi di servizio che corrono dietro le pareti e che erano collegati a scale secondarie per il passaggio del personale di servizio.
Nel parco della villa vi è una sorgente con condutture che finiscono in quelle che dovevano essere fontane, un roccolo, luogo dedicato alla cattura degli uccelli attraverso reti tese tra grandi siepi, collegato alla villa attraverso un viale delineato da siepi di bosso, ma senz’altro i grandi cipressi del viale prospettico sono la caratteristica saliente, una vera icona del territorio. Queste piante che ormai hanno oltre 300 anni si vedono benissimo da Rieti e da tutta la valle, segnando quasi una linea scura tra la vegetazione di vario colore che le circonda.
La villa è in stato di abbandono purtroppo, ma un bando della Regione Lazio, ente proprietario, ora ne propone la valorizzazione attraverso il restauro ed un nuovo uso che sia anche di pubblica utilità.
Altri contenuti da Città di Rieti
Una grande avventura culturale: Rieti nel percorso di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026
Rieti si prepara a vivere un anno straordinario, entrando da protagonista nel progetto L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Un percorso...
2026 – Anno Giubilare Francescano
Il 2026 è un anno ricco di importanti celebrazioni per Rieti e la sua Provincia: gli 800 anni dalla morte di San Francesco, il programma dell'Aquila...
Premio Letterario Città di Rieti – Centro d’Italia: verso la 13ª edizione tra nuovi slanci, grandi autori e una giuria più ampia
Si avvicina la 13ª edizione del Premio Letterario Città di Rieti – Centro d’Italia, uno degli appuntamenti culturali più significativi del...


