Rieti si prepara a vivere un anno straordinario, entrando da protagonista nel progetto L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Un percorso che va ben oltre il semplice calendario di eventi e che si configura come un vero e proprio processo di rigenerazione culturale, urbana e identitaria, capace di incidere in profondità sul futuro della città e dell’intero territorio dell’Appennino centrale.
Il 2026 rappresenterà per Rieti un’occasione storica per riscoprire e valorizzare il proprio patrimonio materiale e immateriale, restituendo alla comunità spazi simbolici e luoghi della cultura. Gli importanti investimenti messi in campo negli ultimi anni — oltre 30 milioni di euro — consentiranno infatti la riapertura e il rilancio di edifici e presìdi fondamentali, dal patrimonio storico-religioso ai luoghi della formazione e dello spettacolo, fino a nuovi poli dedicati all’audiovisivo e alla musica. Parallelamente, prenderanno forma progetti strategici come il Museo Nazionale dei Sabini, il Museo Diffuso e il nuovo Auditorium “Parco della Musica”, segnando un passaggio decisivo nella costruzione di una città sempre più aperta, contemporanea e attrattiva.
Accanto alle infrastrutture, il cuore pulsante dell’anno da Capitale sarà il ricco programma culturale, con oltre cento appuntamenti tra mostre, spettacoli, concerti, teatro, incontri e convegni, in dialogo costante con la storia, la spiritualità e la creatività dell’Appennino centrale. Un’offerta ampia e trasversale, pensata per coinvolgere pubblici diversi e per raccontare un territorio che, pur spesso definito “minore”, custodisce una ricchezza culturale di valore nazionale.
Come ha sottolineato il Sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, questo percorso non va letto come una semplice successione di eventi, ma come una scelta strategica: «La grande avventura di Rieti e del suo territorio nel progetto L’Aquila 2026 non è solo un calendario di eventi e manifestazioni culturali, ma un’occasione di rigenerazione territoriale e di visibilità nazionale, attraverso il motore della storia e delle tradizioni dell’Appennino centrale». Una visione che lega cultura, sviluppo e identità, puntando a un rilancio duraturo e condiviso.
Al centro del progetto c’è infatti una collaborazione inedita tra città e territori, che supera i confini amministrativi e propone un modello di area vasta fondato sulla cooperazione. Un aspetto evidenziato anche dall’assessore alla cultura del Comune di Rieti, Letizia Rosati, che ha definito Capitale Italiana della Cultura 2026 come «una visione originale dedicata alle città medie dell’Appennino centrale, frutto di una felice collaborazione tra realtà diverse, nata per raccontare quell’Italia definita minore ma che, in fondo, tanto minore non è». Un racconto corale che restituisce dignità, voce e prospettive a territori spesso ai margini dei grandi circuiti culturali.
In questa chiave, il 2026 non sarà soltanto una vetrina, ma un laboratorio di futuro: un’occasione per rafforzare il senso di comunità, contrastare lo spopolamento, investire sui giovani e costruire nuove opportunità a partire dalla cultura come bene comune. Rieti si inserisce così in un cammino più ampio, condiviso con L’Aquila e con le altre realtà dell’Appennino centrale, portando il proprio contributo fatto di storia millenaria, creatività contemporanea e capacità di resilienza.
Per i lettori interessati ad approfondire, una sintesi delle attività previste nel territorio reatino è disponibile sul sito istituzionale del Comune di Rieti al seguente link:
https://comune.rieti.it/novita/https-comune-rieti-it-novita-laquila-capitale-italiana-della-cultura-2026_una-grande-avventura-per-rieti/
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