Un capolavoro del Seicento lascia per alcuni mesi la sua abituale dimora romana per incontrare un nuovo pubblico
È Il Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona, protagonista della mostra “Quando il mito prende vita”, aperta nella Sala degli Specchi del Teatro Flavio Vespasiano di Rieti, dove sarà visitabile fino al 30 maggio 2027. La tela, realizzata intorno al 1630 e concessa in prestito straordinario dai Musei Capitolini, rappresenta uno dei momenti più significativi della prima maturità dell’artista e della pittura barocca.
Il dipinto viene presentato in un allestimento essenziale, pensato per valorizzarne la forza scenica e i dettagli, all’interno di uno spazio che contribuisce a creare un particolare dialogo tra arte e architettura. Un’occasione che assume anche un significato per Rieti, inserendosi nel programma L’Aquila 2026, una grande avventura per Rieti, nell’anno del decennale del sisma del Centro Italia e alla vigilia del Centenario della Provincia.
«Presentare questa tela all’interno della magnificenza della nostra Sala degli Specchi, con un allestimento essenziale studiato per esaltarne ogni dettaglio, offre ai cittadini e ai turisti un’esperienza di pura meraviglia – sottolinea l’assessore alla Cultura Letizia Rosati –. Questo dipinto non è solo il manifesto della pittura barocca, ma racchiude la nostra stessa matrice identitaria: un racconto di integrazione e unione».
Sulla dimensione territoriale dell’iniziativa insiste il sindaco Daniele Sinibaldi: «Riuscire a portare nel cuore di Rieti un capolavoro di inestimabile valore come il Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona, concesso dai Musei Capitolini, dimostra come le aree interne dell’Appennino centrale possano essere protagoniste di progetti culturali di livello internazionale». E aggiunge: «Per Rieti non si tratta di un punto di arrivo, ma di un punto di partenza».
L’iniziativa, promossa dal Comune di Roma e dal Comune di Rieti attraverso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e l’Assessorato alla Cultura, rappresenta anche un esempio concreto di quella “cultura diffusa” che porta opere e occasioni di conoscenza fuori dai tradizionali circuiti delle grandi città.
Ed è forse proprio questo il valore più interessante dell’esposizione: non soltanto portare un’opera celebre a Rieti, ma creare le condizioni perché un capolavoro possa diventare occasione di incontro, conoscenza e riflessione sul rapporto tra i grandi patrimoni culturali e i territori. Perché la grande arte acquista un significato ulteriore quando esce dai musei e diventa parte della vita culturale di una comunità.
L’iniziativa è promossa e finanziata dal Fondo NextAppennino e dal Ministero della Cultura, per il tramite del Comune dell’Aquila, e gode del patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, della Città dell’Aquila e della Provincia di Rieti. Un ruolo fondamentale è inoltre svolto da Archeoares, partner per gli aspetti gestionali dell’iniziativa, contribuendo alla realizzazione e all’organizzazione del progetto.
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