Rieti, come tante altre città di un certo rilievo, ha registrato nel tempo la presenza di personaggi che vi hanno soggiornato per un certo tempo per incarichi pubblici come prefetti, magistrati, docenti, per attività commerciali nonché per i motivi più vari.
Alcuni vengono ricordati da statue, targhe commemorative, intitolazione di strade mentre i più sono immemori. Questa riflessione nasce dall’essermi capitato di leggere un “libriccino” intitolato “IN SABINA – Sonetti di L.A Michelangeli Prima decade”, Bologna, Zanichelli MDCCCLXXXI, con una dedica “al mio caro Marconi, Bologna, 7 agosto 1881”. Tanto per dare un’idea dei sonetti cito alcuni versi “Ricordo Sant’Elia, piccol villaggio/della felice ancor terra sabina: /e tutto sorridente al sol di maggio, quando si leva su dalla collina”. E per sgombrare il campo da facili ipotesi, vista anche la città di stampa Bologna, quel Marconi non è Guglielmo bensì suo padre come risulterebbe da antica nota a matita che precisa “dedica al padre di Guglielmo Marconi”, e ce ne dogliamo ricorrendo quest’anno il centocinquantesimo anniversario della nascita (25/4/1874) e veniva poi bene un collegamento reatino. Il che comunque può sussistere risultando l’autore Luigi Alessandro Michelangeli, intimo amico della famiglia Marconi, e, ove mai volessimo andare sul sicuro, Marconi fu amico del principe Potenziani e venne a Rieti più volte come attesta la cittadinanza benemerita e onoraria alla memoria concessa al principe nell’aprile del 2022: “Da ricordare la sua amicizia con Guglielmo Marconi che, nel Villino di caccia di Colle San Mauro sperimentò la radio-trasmissione”. Il principe, tra l’altro, accolse Marconi a Chicago nell’estate del 1932, avendo avuto l’incarico da Mussolini di organizzare l’Esposizione Internazionale di Chicago (1933-34), politicamente un successo; oltre alla presenza di Marconi, vi fu la trasvolata di Italo Balbo e la inaugurazione del monumento a Cristoforo Colombo (da Alessandra Vincenti Mareri sul sito Amici di Rieti). Tornando a Luigi Alessandro Michelangeli, alcune notizie biografiche si rinvengono dalla scheda curata da Storia e Memoria di Bologna (Comune di Bologna v. su detto sito).
Nacque a Jesi nel 1845 da famiglia di condizioni disagiate, “a piedi, con stenti infiniti, nel 1865,
attraversando le regioni devastate dal colera venne a Bologna dove ebbe l’elogio di Giuseppe Carducci”.
Qui è la sintesi della vita di Luigi Alessandro: grande meriti culturali/accademici, fato puntualmente avverso. Era “nel ’71 nel Liceo comunale di Rieti, dove si può dire incominciò il suo studio penetrante delle lettere greche. Le preoccupazioni finanziarie aumentarono, incalzano; deve provvedere alla moglie, alle tenere figliolette, al fratello”.
Non v’è dubbio che al fato avverso Luigi Alessandro contribuisca alquanto il fatto che, nella narrazione finale, si legge “A Bologna presso le dodici figliuole e i nipotini trascorse oscuramento gli ultimi anni”.
Da questo singolare primato prolifero femminile, extralusso, emergerà la figura della figlia Ernesta, nata a Rieti il 3 marzo 1874, di cui si dirà in seguito. Secondo la citata scheda “nel 1873 intanto è fra noi a Bologna all’Istituto Tecnico”. A Bologna si distingue nella partecipazione con
successo agli eventi culturali e didattici con l’affetto di tutti, Carducci in particolare; conseguì la docenza in letteratura greca nel 1885. Nel 1899 fu nominato ordinario a Messina “e, da tutti pregiato e specialmente da Giovanni Pascoli che lo ebbe dilettissimo, assunse la Presidenza della Facoltà di Lettere che tenne dal 1900 al 1903”. Però l’avverso Fato lo attendeva: “Ma eccoci al tristissimo verno del 1908, al terribile terremoto… sprofondato nella notte dal terzo piano della sua casa, ferito in più parti del corpo, con le suppellettili disperse, i libri e i manoscritti quasi tutti perduti”. Segue periodo di cura. “E lo ricordiamo ancora a Bologna, reduce dall’immenso disastro”. Qui poté accasarsi con difficoltà e disagio, quanto alla ripresa della docenza “le barriere burocratiche si levarono senza pietà. L’università di Messina si riaprì ma in quale stato pietoso, Michelangeli è sfinito, nel 1917 sopporterà il Rettorato, chiede il riposo, viene nominato professore emerito”. Tornò a finire, appartato, i suoi giorni a Bologna presso le citate dodici figlie nel 1922. La scheda enumera ed elogia le sue molte pubblicazioni incentrate sulla “bellezza greca di cui
tanti tesori aveva levati nella luce della cultura e dell’arte”, ma anche “vivo descrittore nei sonetti sulla Sabina”.
Anche da Wikipedia emerge il cattivo Fato dichiaratamente: “la sua edizione di Bacchelide ebbe la
sfortuna di uscire nel 1897 contemporaneamente alla scoperta dei nuovi papiri bacchilidei”. Null’altro di preciso è dato conoscere per quanto concerne la sua vita familiare, salvo che una delle citate dodici figlie nacque a Rieti nel 1874, quando Luigi Alessandro, come scritto, “nel 1873 intanto è fra noi a Bologna all’istituto Tecnico”. E non fu figura di secondo piano come la ricorda la sua voce in Wikipedia da cui traiamo le successive notizie: ERNESTA MICHELANGELI (Rieti, 3 marzo 1874-1946, non risulta il luogo), frequentò il liceo Galvani a Bologna dove il padre all’epoca insegnava e dove si diplomò nel 1894. Si iscrisse all’università di Bologna trasferendosi nel 1896 a quella di Messina dove il padre ricopriva la cattedra di letteratura greca. Fu allieva di Giovanni Pascoli e fu la prima donna a laurearvisi. A Messina conobbe Giorgio Calogero, docente di francese e lo sposò; dal loro matrimonio nacque Guido Calogero (Roma 1904-Roma 1986). Quel Guido Calogero che risulta estensore della voce dell’Enciclopedia Italiana, datata 1939, MICHELANGELI LUIGI ALESSANDRO, suo nonno, morto nel 1922, di cui dà informazioni essenziali, definito
letterato e filologo. Ma quanto fosse legato al nonno Luigi Alessandro, che curò la sua infanzia e
adolescenza e lo seguì nel precoce manifestarsi delle sue qualità intellettuali, si può leggere nella
importante, ponderosa biografia alla voce GUIDO CALOGERO di Wikipedia capitolo “La vita e la formazione culturale: Al nonno poeta, Calogero dedicò una delle voci che scrisse per incarico della Enciclopedia Italiana (e di queste: “Socrate”, “Platone, “Logica”). Ripagò in parte le amarezze di quel fato avverso.
Potremmo fermarci qui, se non fosse che nel precedente articolo abbiamo trattato del libro di Roberto Marinelli su Domenico Petrini. Ebbene a p.185 di tale libro si legge “vite parallele quelle di Petrini e Calogero, praticamente coetanei l’uno classe 1902, l’altro 1904; entrambi ragazzi prodigio, precocissimi nel manifestare le loro attitudini agli studi, alla letteratura, alle problematiche di carattere filosofico, versatili tutti e due nelle lingue: latina, greca, italiana, inglese, francese, tedesca”. E Croce, Gentile … ma anche Pascoli così caro, ricambiato, ai Michelangeli madre e nonno a Messina, con Petrini che su Pascoli ha pubblicato testi importanti. “Vite parallele e destini incrociati quelli di Petrini, Calogero…”. E qui satis est, il “libriccino” IN SABINA Sonetti di L.A. MICHELANGELI Prima decade ha dato ampi spunti sulla riflessione
circa il tema “Tracce di Passaggi reatini”. Chissà se c’è stata una seconda decade …
Riporto a conclusione della riflessione la prefazione di un recente libro “Agire di storia”, Foschi, 2012: “I viaggi, le storie, le fatiche, la passione e le vittorie di coloro che sono vissuti prima di noi, sono le ali che ci hanno condotto sin qui. Dietro di noi c’è una storia lunghissima che, se ci volgiamo, riusciamo a coglierla e a riviverla.” Raccolta di ricordi di più di cento bambini, “un mosaico di vita” con i ricordi di nonni, genitori, parenti lontani e amici e di tutti coloro che hanno il privilegio di raccontare il passato per riportarci alla storia delle nostre radici.
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