Nella “Storia delle famiglie romane” dell’Amayden (con annotazioni Collegio Araldico 1915) si legge alla voce Orsini “non crediamo di estenderci sulla storia di questa grande famiglia poichè tanto varrebbe compendiare la storia di Roma, alla quale è intimamente collegata“. A maggior ragione sarebbe arduo pretendere una trattazione compiuta sugli Orsini fuori della storia romana nei vari rami e possedimenti per la vastità e la complessità storico genealogico dei “figli dell’Orsa”.
Nell’ambito sabino segnaliamo una vicenda che riguarda il possedimento che gli Orsini ebbero tra gli altri nella media valle del Turano, al tempo Collepiccolo (oggi Colle di Tora), ridente Borgo affacciato sul lago del Turano realizzato nel 1939 con lo scopo di produrre energia idroelettrica. Nel secolo XV infatti divennero Signori di Collepiccolo gli Orsini di Castello, ramo di Mugnano, Bomarzo, Penna, a seguito di acquisto dai nobili Leoncilli di Spoleto. E qui già si palesano complesse articolazioni orsine che, nel caso, avranno notorietà dal famoso “Bosco Sacro”, noto anche come parco dei mostri, voluto da Francesco II Orsini detto Vicino, Signore di Bomarzo dal 1542 al 1585, in memoria della moglie Giulia Farnese ed ideato da Pirro Ligorio. Alla morte della moglie Vicino condivise il palazzo con i due figli; quel che interessa è che al primo piano si stabilì il figlio Marzio con la moglie Porzia Vitelli.
Va detto che Vicino ottenne il feudo di Collepiccolo insieme a Castelvecchio, Montenero e Mompeo nel 1542 a seguito di una lunga controversia ereditaria con il fratello Maerbale. Arbitro della lite fu il cardinale Alessandro Farnese il giovane, che assegnò a Maerbale Chia, Penna, Giove, Collestatte e Torreorsina. Seguendo le sorti del Feudo, che si vedrà è riapparso nei nostri giorni, nel 1634 gli Orsini vendettero Collepiccolo al principe Marcantonio Borghese. Nel 1645, il palazzo di Bomarzo fu venduto al duca Ippolito Lante della Rovere. Venendo ai giorni nostri, durante lavori di restauro del Palazzo di Bomarzo, oggi del Comune, sono venuti alla luce da sotto lo scialbo lacerti di affreschi, tra i quali una veduta di paesaggio sopra le lettere ben leggibili “COLLE•PIC”. Ai lati una figura maschile con stemma Orsini e una figura femminile con stemma Vitelli.
Con il che possiamo affermare che gli affreschi dei feudi Orsini (Porzio) di Bomarzo, risalendo alla seconda metà del XVI secolo, sono per quel che resta e noto la più antica rappresentazione in affresco di feudo sabino, essendo le vedute di Paul Brill commissionate dai Mattei, con le rappresentazioni turanesi di Rocca Sinibalda e Antuni, risalenti all’inizio del 600. La scoperta, segnalata nel 2014 dal valente studioso viterbese arch. Fabiano Fagliari Zeni Buchicchio, recentemente scomparso, che si era trovato nel palazzo durante i lavori, aveva suscitato notevole interesse e risonanza nei media, anche per il relativo convegno tenutosi a Colle di Tora presenti studiosi e autorità. Ma l’inaspettato avvenne! Terminati i lavori, la ditta incaricata ha riportato sotto scialbo quanto apparso e nonostante varie iniziative ad oggi restano solo alcune foto. In attesa di tempi migliori possiamo solo arricchirci di quanto ci consegna la storia; che fossero stati celati dal nuovo proprietario Lante della Rovere è di rito non avendo il nuovo feudatario titolo da vantare sugli stessi, ma avendo altri propri feudi da esporre con affreschi tutt’ora esistenti. La curiosità è che i Borghese acquistarono il palazzo di Bomarzo nel 1836 e provvidero a realizzare la saletta con le vedute dei loro castelli di Mugnano, Chia e Attigliano. Erano a conoscenza dell’esistenza dell’affresco del loro Collepiccolo di cui conservano ancora oggi il titolo di Signore?
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