Santi Patroni e Santi Protettori in Sabina – Parte II
A cura di Maurizio Marchetti

fig. 1 – Officia Sanctorum Diœcesis Sabinensis MDCCLVI

Di Santi Sabini autoctoni possiamo ricordare la più recente Santa Agostina Pietrantoni, nata a Pozzaglia nel 1864, che, vestito l’abito religioso, divenne infermiera nel 1887 all’ospedale Santo Spirito di Roma dove fu assassinata da un suo assistito due anni dopo. Fu canonizzata da Giovanni Paolo II il 18 aprile 1999. Il suo culto non ha sostituito la tutt’oggi Patrona Santa Ulpia Candida Martire; trattasi di un “corpo santo” come venivano chiamate le reliquie di santi martiri estratte dalle catacombe, donato da un sacerdote di Pozzaglia ed esposto al culto dal 1758. E di corpi santi e di patronati singolari vi sono molti casi. Da ricordare quanto al riguardo scrisse Benedetto Croce nel suo ineguagliabile saggio critico sulle origini ed il culto di Santa Filomena.

Merita anche segnalare quanto riportato da Venanzio Varano della Vergiliana in merito a San Felice patrono di Poggio Bustone, nel suo “La Valle Santa”, 1923, libro di forte spiritualità francescana che dette il nome al territorio dei quattro santuari reatini. L’allora parroco di Poggio Bustone raccontò che un tal fra Felice Mostarda sognò il Santo del suo nome che gli indicò la sua sepoltura presso le catacombe di San Callisto. Fu interessato il regnante Papa Pio VI e, infine, si trovarono le spoglie nel luogo indicato in sogno che furono donate al frate perché le portasse al suo paese. Il Santo “ritrovato” fu subito attivo guarendo la figlia della principessa di Piombino che grata dotò arredi e mezzi per il trasporto a Poggio Bustone, ove giunse nel 1776 con devozione che addirittura prevalse sul pur affermato culto di S. Francesco e dov’è tutt’oggi venerato come Protettore. Nulla quindi a che vedere con altro venerato e più noto San Felice da Cantalice che a Cantalice nacque nel 1513 e fu riconosciuto Santo Protettore della città nel 1989 per la grande richiesta dei fedeli, motivando che l’antico Patrono S. Gregorio Magno fosse da ritenere “estinto”.

Avendo citato Venanzio Varano, vale ricordare quanto già riportato in precedenza su San Venanzio protettore dei Duchi di Varano e anche Patrono della loro città di residenza. Il Santo è diventato protettore delle cadute materiali (e spirituali) essendo stato gettato per tre volte dalle mura di Camerino rimanendo illeso; potrebbe quindi anche essere protettore dei vari “Cammini dei Pellegrini” con il già preposto San Giacomo di Campostela. Aggiungiamo che S. Venanzio dal Duecento circa è anche Santo Patrono di Marcetelli montano borgo sabino. Da segnalare ancora nell’inesauribile patrimonio storico devozionale dei Santi venerati, la vicenda delle reliquie di Santo Stefano protomartire Patrono di Selci

fig. 2 – Santino di S. Felice da Cantalice

Secondo quanto riportato dal Cardinal Piazza (“La gerarchia cardinalizia”, 1703), agli inizi del ’700 si venerava un’ampolla deI sangue di Santo Stefano Protomartire donato dai Cesi signori del luogo. In occasione della sua visita nel 1779 – racconta il Cardinal Corsini –  il sangue si sarebbe liquefatto raggiungendo l’ebollizione. Secondo la memoria locale l’ampolla fu portata in processione fino al 1950 e successivamente non se ne hanno più notizie. Rimane una voce secondo cui l’ex parroco di Selci l’avrebbe consegnata alla curia di Poggio Mirteto per motivi di più sicura conservazione.

Si tratta di un’ipotesi di qualche fondamento considerando le importanti reliquie custodite in Diocesi, arricchite dai due reliquiari che il vescovo Paolo De Sanctis compose quando lasciò la Diocesi nel 1896 per divenire Vicario del Capitolo Lateranense e che sono stati donati alla Cattedrale di Poggio Mirteto dove il De Sanctis ha il cenotafio nella Cappella del Sagramento. Detti reliquiari sono interessanti in quanto il De Sanctis, apprezzato cultore di storia sabina, ha inteso riunire le “particulas sacras ex authenticis monumentis” di 22 Santi principalmente di riferimento francescano (S. Francesco, S. Chiara, S. Antonio da Padova, S. Bernardino da Siena, S. Giuseppe da Leonessa, S. Felice da Cantalice, S. Bonaventura…).

L’importanza devozionale per il Santo Patrono si ritrova esemplare, sia pure con tutta la leggerezza del contesto, anche nel film “Il Santo Patrono” con protagonista Lucio Dalla, girato nel 1972 a Colle di Tora coinvolgendo i locali che si oppongono nel film con partecipazione alla decisione di un cambiamento del Santo Patrono.

fig. 3 – Uno dei Reliquiari del De Sanctis

Sui Santi, anche a voler rimanere in territorio Sabino, c’è da perdere il filo del discorso, ma vagando per la vaga Sabina viene in mente la canzone di Nicola di Bari “Vagabondo” (“…. qualche Santo mi guiderà …”).

Per chi fosse interessato all’argomento, oltre alla appassionata saggistica “sul campo” di don Luciano Candotti e ai tanti saggi illuminanti della prof. Ileana Tozzi e di altri valenti studiosi di storia locale, rimandiamo decisamente alla fondamentale e completa ricerca  che considera i vari profili tematici “I Santi Patroni del Lazio, La Provincia di Rieti”, 2 Tomi, 2007, edito dalla Regione Lazio, a cura di Sofia Boesch Gaiano, Letizia Ermini Pani, con la collaborazione tra gli altri di Tommaso Caliò e Tersilio Leggio.

Un riferimento anche alla Associazione Italiana per lo Studio della Santità, dei Culti e dell’Agiografia di cui è  attuale Presidente Tommaso Caliò, che ho avuto modo di conoscere quando ancora vi era presente il mio carissimo  compagno di classe dei cinque anni  del liceo Visconti, Francesco Scorza Barcellona, prof. di Agiografia a Tor Vergata, che ho rincontrato poco prima che ci lasciasse nel 2021 e che mi ha fatto conoscere l’Associazione con l’inaspettata, per me, sede a Rieti presso la Biblioteca Comunale Paroniana. Non me ne voglia per quanto ho scritto sine titulo.

fig. 4 – Autentica di Reliquiario del De Sanctis riferito a Santi francescani

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