fig. 1 – Giudizio Universale fratelli Torresani. Particolare dei Santi Protettori di Rieti
A inizio anno può anche auspicarsi propiziatorio un excursus, pur di un certo impegno, sulla Santità Sabina, tema vasto ma ricco di angolazioni prospettiche, tanti i riflessi storici, religiosi e sociali in un territorio così ricco di Santi Patroni e Protettori, noti e meno noti, autoctoni e importati, di passaggio, ma poi anche con residenza, e via in Santità, per non parlare delle loro reliquie. A fine 2025, abbiamo ricordato come i Sabini nell’Ottocento, nella loro sede romana del vanvitelliano Collegio dei Sabini, con accademie seguitissime e con partecipazione d’alto rango, celebravano il Natale di Roma, rimarcando quanto importante fu il loro contributo alla storia di Roma.
Sembra conseguente considerare come con l’avvento del cristianesimo lo spirito sabino trovò immediata consonanza con il nuovo mondo religioso, nell’esaltazione cultuale già dei primi martiri e nella devozione profonda, sviluppatasi localmente e protratta fino ai nostri giorni, di Santi cui affidare il patronato, testimoni i vari officia et lectiones propriae sanctorum recitando a clero delle diocesi sabina e reatina, che nei secoli hanno guidato i parroci nel trasfondere ai fedeli memoria e culto dei Santi di riferimento. Oggi, appunto, nelle rappresentazioni amministrative e turistiche di ogni Comune non manca il nome del Santo Patrono e il giorno della commemorazione.
Venendo al tema, giganteggia ovviamente, come primo riferimento, S. Francesco, di cui ricorre quest’anno l’ottavo centenario della morte e la cui figura, fondamentale nella storia italiana ed europea, travalica i confini del nostro tema rimanendo comunque notoriamente presente. Qui possiamo solo ricordare che con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri nasce il Comitato Nazionale dell’ottavo centenario della morte di S. Francesco, presieduto da Davide Rondoni, con anche Gianfranco Formichetti, Emanuela Varano e Mons. Treppiedi che hanno un rapporto col territorio.
Di altri grandi Santi pure venerati, tra cui S. Antonio e S. Domenico, tralasciamo notazioni, stante anche la notorietà acquisita. Una menzione al culto di S. Barbara che, favorendo la risalente tradizione di collegamento col territorio, patrona di Scandriglia almeno dal 1560, il vescovo Saverio Marini promuoveva nella diocesi reatina, di cui diventava patrona, in una visione di fede unificante della regione; importante la sua dissertazione “Memorie di Santa Barbara di Scandriglia detta di Nicomedia, protettrice principale della città e diocesi di Rieti”, Foligno, 1788. Quanto importante sia stata nel tempo la figura dei Santi per la Sabina lo dimostra, in pienezza, la vicenda della Santa Anatolia e della germana Santa Vittoria, martirizzate in area turanense la prima e presso Monteleone Sabino la seconda nel III secolo, che compaiono nel mosaico del IV secolo raffigurante la Processione delle Sante vergini e martiri nella Basilica di S. Apollinare a Ravenna.
fig. 2 – S. Anatolia e S. Vittoria nel mosaico di S. Apollinare Nuovo a Ravenna
La loro rappresentazione è stata intesa come attestato di importanza dell’area Sabina da cui provengono. E le due Sante ben proseguirono nel tempo la loro opera di divulgazione delle virtù cristiane con un culto ampiamente diffuso.
Il culto di Santa Vittoria, che sul luogo del martirio vanta un santuario considerato una delle più belle chiese romaniche del centro Italia, ebbe un’ampia diffusione favorita dai monaci della potente abbazia di Farfa, che trasferirono le reliquie a Santa Vittoria nelle Marche, sfuggendo ai Saraceni, che divenne un Presidiato Farfense con giurisdizione su un grande territorio (Piceno Farfense). Il collegamento con i Benedettini di Farfa e i conseguenti effetti sul culto della Santa hanno caratterizzato la sua storia e ancora oggi studi promossi dall’Abbazia e dal Comune di Monteleone impegnano studiosi e cultori della materia, affiancando le manifestazioni devozionali di antica tradizione in particolare nel periodo della ricorrenza.
Del che si è ampiamente dato conto in precedenti articoli, sottolineando come tali manifestazioni contribuiscono a conservare la memoria identitaria dei nostri Borghi, ravvivata almeno in dette occasioni. Analoghe considerazioni sono state esposte per Santa Anatolia che dal secolo scorso affaccia da Castel di Tora sul lago artificiale del Turano e che portata in processione, attraversando il ponte sul lago, celebra la sua festa nel convento che da lei prende il titolo, per ritornare poi alla sua sede parrocchiale. Anche S. Anatolia ha avuto la sua residenza benedettina con i monaci di Subiaco che ne conservano le reliquie e il culto nella basilica di Santa Scolastica, mentre il cranio, insieme a quello di S. Vittoria, si trova al Sacro Speco di S. Benedetto. Un’occasione appropriata per ricordare che San Benedetto e la gemella Santa Scolastica nacquero a Norcia nel 480 d,C. e Norcia si ritiene sia stata antica capitale dei Sabini.
fig. 3 – Festa S. Lorenzo Patrono di Colle di Tora. Edizione lacustre per Covid
Di Norcia era la madre di Vespasiano e ancora nei secoli si considerava in qualche verso di area sabina; così la considera il Palmegiani, includendola entro il “Confine della Storica Regione Sabina”, in “Rieti e la Regione Sabina”, ed. 1946. San Benedetto sabino è forse un inedito e tale può rimanere. Tornando a S. Anatolia, un braccio fu donato ai Duchi di Varano ed è conservato a Esanatoglia (MC), così rinominata nel 1862, combinando il precedente toponimo S. Anatolia con Aesa come veniva chiamata la comunità romana dal fiume Esino, a sua volta da Esus, dio latino della guerra.
Trattando di S. Anatolia si è anche ricordato in più articoli come, anche attraversando l’oceano, i devoti non dimentichino il loro Santo Protettore e come in tanti altri casi la devozione sia trasmessa alla discendenza con storie che riescono a commuovere per varie valenze e alla cui lettura rimandiamo. Altri Santi sabini da evidenziare ci portano a S. Filippa Mareri, Santa del Cicolano, anche lei di grande devozione e suggestione, il cui convento fu sommerso con la creazione del lago del Salto, gemello collegato con quello del Turano, ma ricostruito conservando le parti devozionali custodite da un’attiva comunità monastica. Con Santa Filippa, prima a seguire il messaggio francescano, ricordiamo anche S. Rosalia, collegata ai Sinibaldi di Rocca Sinibalda e ai conti discendenti di Carlo Magno dei Marsi, da cui discendeva anche S. Filippa.
Le ritroviamo, infatti, nella galleria dei santi di famiglia nella volta della famosa Cappella Sansevero (Cristo Velato), con il cartiglio per entrambe “dei conti dei Marsi e Sangro”. Questioni araldiche e storiche e l’imponente letteratura al riguardo lasciamo a chi di dovere e interesse. Come anche l’ancora irrisolta individuazione del luogo natale di S. Anatolia, rivendicato da Castel di Tora e da Borgorose nel Cicolano. Ci piace rimandare a quanto scrisse lo Sperandio “Noi siamo sicuri, che dovunque piaccia di situare la Tora di cui si parla, fu sempre una città appartenente ai Sabini, ed in conseguenza di gloria alla intiera nazione i di lei pregi”.
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