Fig. 1 – San Bernardino, opera di Benvenuto di Giovanni, 1470 circa, The Metropolitan Museum of Art di New York
Rieti è nota per il suo patrimonio di tradizione e devozione francescana; altrettanto importante è il legame con S. Antonio risalente ai tempi di Papa Gregorio IX, sedente in Rieti, sollecitato per il processo di santificazione del Santo di Padova, già a un anno della sua morte, per i tanti prodigi compiuti. Anche se poi la canonizzazione avvenne a Spoleto, suscitando forti reazioni dei reatini, rimase comunque intatta fino ai nostri giorni la loro devozione facendo di Rieti uno dei luoghi più importanti per il culto antoniano. Con tali premesse, per non citare altre pur importanti figure di area, quanto può valere in termini di attualità soffermarsi su San Bernardino da Siena, che nacque nel 1380 a Massa Marittima dove il nobile padre era governatore.
Fig. 2 – San Bernardino risana la figlia di Giovannantonio Petrazio di Rieti, opera del Perugino, 1473, Galleria Nazionale dell’Umbria
“È stato il più grande fra i predicatori del Basso Medioevo” secondo Jacque Le Goff, tra i più recenti autorevoli storici agiografici. Ma vi sono altre notazioni che possono dare particolare rilievo e interesse al Santo predicatore. Entrò nell’ordine francescano nel settembre del 1402 liberandosi di quanto possedeva sull’ esempio di San Francesco e sempre ispirandosi al riformismo e al rigore dell’Osservanza. Pur dedicandosi allo studio dei grandi dottori e teologi, in particolare francescani, fu attento osservatore e partecipe del mondo contadino, avendo intuito l’importanza di farsi ben comprendere nella predicazione (chiarozzo chiarozzo), con espressioni e immagini vivaci e aneddoti (exempla) in grado di guadagnare l’attenzione anche dei più semplici.
E il successo delle sue prediche fu ineguagliato con folle che si radunavano provenendo da località anche lontane, spesso al seguito di autorità con stendardo, solennizzando la partecipazione e stabilendo consensi ovunque. Curava il contesto predicatorio con palchi e rilevatori del vento atti a favorire la più adeguata ricezione delle sue parole. La comunicazione era alla base delle sue prediche così che tutti comprendessero pienamente il senso delle sue parole e queste rimanessero impresse nella memoria.
Fig. 3 – Rieti, Oratorio di San Bernardino con trigramma – Foto di Simonetta Guadagnoli
Al riguardo, con intuito psicologico, inventò un simbolo dai colori vivaci, il trigramma consistente in un sole raggiante a 12 raggi in campo azzurro con sopra le tre lettere IHS, che sono le prime tre lettere del nome di Gesù in greco, ma anche l’acronimo di Iesus Hominum Salvator. E così le sue parole non solo si impressero nella memoria di quanti l’ascoltarono, ai quali venivano fatte baciare tavolette di legno incise col simbolo, ma anche furono scolpite diffusamente negli architravi delle porte delle case, tutt’oggi visibili in varie esecuzioni, soprattutto nell’Italia centro settentrionale. Così con il simbolo diffuse la devozione del nome di Gesù, ritenuto anche potente emblema protettivo delle case, ottenendo anche la condivisione dei Gesuiti che adottarono le tre lettere con il sole dedicando al nome di Gesù le loro chiese più belle nel mondo.
Fig. 4 – Trigramma su architrave di edificio civile
Quindi il simbolo varcò i confini nazionali ed anche S. Giovanna d’ Arco volle riportare il trigramma sul suo stendardo. La forza del simbolo e del suo significato ne ha di per sé curato la sopravvivenza, ma ha anche ottenuto la risolutiva consacrazione con l’elezione di S. Bernardino a Patrono dei pubblicitari, come da Breve pontificio di Pio XII, Laudativa Nuntia del 1956, su scelta degli stessi appartenenti alla categoria.
Dal Breve:
“…. la pubblicità è un’arma a doppio taglio, è parso perciò conveniente porre i pubblicitari sotto una speciale protezione celeste. Così molti di loro hanno deciso di scegliere come Patrono S. Bernardino da Siena, il quale diffuse fra le masse la fede cattolica valendosi di quei mezzi che erano più adatti e in particolare del trigramma del SS Nome di Gesù…”.
Al riguardo si segnala che il Premio S. Bernardino per la pubblicità responsabile, che nel 2023 ha compiuto 20 anni, è stato assegnato alla campagna “essere una donna non dovrebbe essere un rischio” di Axa Assicurazioni e Publicis Conseil. L’evento è stato organizzato da Lumsa con il patrocinio della Regione Lazio e altri, con una giuria qualificata con rappresentanti di categoria, giornalisti e docenti (da Avvenire, 1° dicembre 2023).
Tornando al Santo predicatore e ai suoi miracoli, per quanto riguarda il legame col territorio ricordiamo il suo ultimo passaggio a Rieti il 13 e il 14 maggio 1444, per recarsi all’Aquila dove era stato sollecitato per comporre violente liti tra fazioni che martoriavano la città. Malgrado fosse molto malato volle ancora predicare al popolo e si narra che, tra i vari miracoli che fece, ai reatini notissimo, narrato dal Perugino, è quello di Giovanni Petrucci (Petrazio) che “avendo una figliuola con due ulcere, a parere dei medici inguaribile, la portarono nel chiostro di S. Francesco ponendolo ai piedi del Santo Bernardino, il quale le fece il segno della croce … e la notte stessa la bambina guarì … ed anche dopo la morte si narrano miracoli ottenuti dai reatini” (Palmegiani, La cattedrale basilica di Rieti, 1926).
Il 15 maggio giunse a Cittaducale dove tenne l’ultima vera predica. Il 16 maggio arrivò ad Antrodoco per giungere febbricitante ed esausto a Sella di Corno. Lì, assetato, indicò uno zampillo che divenne una fonte ancora esistente chiamata fontana di S. Bernardino. Si narra che lì apparve S. Celestino che gli annunciò che sarebbe diventato insieme a lui il protettore dell’Aquila. Morì al suo ingresso all’Aquila il 20 maggio. Si racconta che la sua bara iniziò a gocciolare sangue e non smise finché le fazioni si pacificarono: l’episodio divenne noto come “la predica del sangue”.
A Rieti, vicino alla chiesa di S. Francesco, fu eretta la Compagnia di S. Bernardino nel 1463 dal Padre Maestro Francesco della Rovere, futuro Papa Sisto IV.
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