Una doverosa segnalazione d’inizio anno riguarda l’ultima pubblicazione di Leonida Carrozzoni, geologo, ma soprattutto da sempre amante dei suoi luoghi di origine, Colle di Tora (già Collepiccolo) e dintorni, sulle orme del fratello Pietro, purtroppo non più tra noi, noto oculista ma anche studioso di storia locale che ci ha lasciato monografie fondamentali su Colle di Tora, Roccasinibalda, i Castelli scomparsi della valle del Turano e numerosi altri contributi per quanti, sempre più numerosi, sono interessati alla materia.
Leonida ha una notazione particolare, la storia locale la colora di fantasia e spesso anche di poesia. È lui che da buon geologo fantasioso ha portato la valle del Turano nel mesozoico, donandoci poi il mostro del lago del Turano che, appunto dal mesozoico viene a nuotare nel lago artificiale, risalente al secolo scorso, novello Nessi di Loch Ness.
Sempre sul filone di storia fantasia locale ricordiamo oltre al citato “La leggenda del mostro del lago del Turano” anche: “Leone di Rocca Salice” e “Il Templare di Aqua Meza”. L’ultima pubblicazione si intitola “I giochi della mia infanzia” il periodo è nell’immediato dopoguerra. “Lo scenario era la piazza o gli immediati dintorni, ma non molto di più dal momento che ai bordi del paese stava crescendo il lago e le sue sponde erano severamente vietate”.
Il pregio del lavoro va riconosciuto, oltre che per la freschezza e particolarità di certe evocazioni, per il corredo di rare foto e disegni d’epoca (alcuni qui riportati) in questo preziosi per godere maggiormente la lettura. Citiamo alcuni giochi raccontati limitandoci ai tratti salienti . La chiapparella, il gioco più in voga con l’”allampa allampa uno, allampa allampa dù, allampa allampa tre, undetre’ non te pozzo più tene’“, gioco a squadre con regole non semplici. Battimuro, qui rinveniamo note di storia perché al tempo “giravano diverse monete cosiddette papaline, i famosi baiocchi, che venivano utilizzati per due giochi pressoché uguali visto che rientravano nell’azzardo ed assolutamente vietati”.
La variante chiamata Eccolu e Deccolu si riferiva sempre al baiocco e le due parti venivano chiamate Arma e Papa. Sante o Arme, altro gioco analogo in cui si usavano le monete di diversi papi che in quel periodo ancora si trovavano in paese, si vinceva in base ai vari esiti dei lanci.
Sarda la mula, in dialetto collepiccolese era quello conosciuto come salto della quaglia o della cavallina che poi veniva praticato secondo la fantasia del momento. Non mancano i classici di sempre e praticati ovunque: mosca cieca, nascondino, le biglie, la lippa o nizza e altri.
Pochi mezzi, tanta fantasia, grande libertà: “non c’era l’incombente presenza dei genitori che dettavano il calendario, ma tutto era nelle nostre mani, purché si tornasse all’ora di cena”. Le riflessioni di Leonida sui giochi della sua infanzia rapportati al presente non possono che essere anche le nostre, ma lui che ha praticato il mesozoico riesce forse meglio a gestire con la sua fantasia e ironia la vertigine delle distanze temporali.
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