L’abito non è mai solo un pezzo di tessuto. È una seconda pelle sociale, un documento storico da leggere, uno specchio del potere, della cultura e delle rivoluzioni di un’epoca. Su questa premessa si fonda “Indossare la storia. Prima di Roma: il segno della spada, il peso dello scudo“, la nuova iniziativa culturale ideata, progettata e curata dalla Direzione del Museo Civico di Rieti. L’esposizione, ospitata nella sezione archeologica del Museo e promossa dal Comune di Rieti, è stata realizzata grazie al Museo Diffuso Città di Rieti con i Partner Archeoares, CIADD News e Paesi Uniti della Sabina, ed inaugurata nella giornata di apertura del Festival dei Popoli Italici.
La mostra non è una semplice rassegna di oggetti. Si tratta di una vera e propria esperienza sensoriale dedicata alla panoplia: l’insieme completo delle difese e delle armi che definivano l’identità dell’antico combattente nell’Italia preromana.
Lo splendore del metallo appena forgiato.
Nelle vetrine dell’atrio della sezione archeologica del Museo Civico, il passato non appare frammentario o corroso dal tempo. Attraverso una selezione esclusiva di riproduzioni moderne appartenenti alla preziosa Collezione Silvano Mattesini — realizzate con assoluta fedeltà storica — si restituisce ai guerrieri lo splendore originale che i metalli avevano appena usciti dalla bottega del fabbro, millenni fa. Nel percorso espositivo l’armatura smette di essere solo uno strumento di offesa o difesa. Essa diventa un linguaggio universale: un simbolo di rango sociale, un segno visibile di potere politico ed anche il riflesso di una sapienza artigianale che ha forgiato il destino dei popoli italici.
La sfida di questa mostra risiede nel perfetto equilibrio tra la contemplazione visiva e l’esperienza fisica,” dichiara Francesca Lezzi – Direttrice del Museo Civico di Rieti. “Se da un lato la Collezione Mattesini è protetta e valorizzata all’interno delle vetrine per preservarne la straordinaria fattura, dall’altro abbiamo voluto abbattere l’intangibilità dei pesi e delle consistenze tipica delle esposizioni museali tradizionali. Attraverso specifiche stazioni d’esperimento, il visitatore può finalmente dare un senso corporeo a ciò che vede esposto: comprendere lo sforzo del guerriero, la rigidità delle sue difese e l’incredibile ingegno tecnologico dei popoli italici prima del dominio romano.”
Dal frammento alla materia viva: il rigore scientifico
Come appariva un elmo prima di essere sepolto per secoli? Qual era il peso reale di uno scudo in bronzo? Per rispondere a queste domande, la ricerca storica si unisce alla maestria artigianale. Ogni pezzo esposto è il risultato di uno studio rigoroso sui reperti originali noti dalle necropoli e rinvenuti nei siti archeologici, oggi custoditi in diversi musei. Non si tratta di semplici copie, ma di opere nate da un processo di archeologia sperimentale che mira a recuperare le precise tecniche di lavorazione e i materiali dell’antichità.
Oltre il bronzo: i segreti delle armature organiche
Contrariamente a quanto si pensa, l’armatura non doveva immobilizzare il guerriero, ma permettergli di correre e colpire con agilità. L’esposizione rivela infatti al pubblico che non tutto ciò che proteggeva il guerriero era di metallo. Il corsetto cilindrico in cuoio o in lino costituiva la vera “seconda pelle” del combattente. A differenza delle corazze in bronzo, inclini a scheggiarsi o ammaccarsi, queste armature organiche assorbivano l’energia del colpo distribuendo l’impatto su tutta la superficie del corpo. La mostra permette di scoprire l’evoluzione tecnica di queste protezioni: il Kardiophylax: il primitivo disco corazza che proteggeva esclusivamente il centro del petto. La torax: il passo successivo, un corsetto cilindrico in cuoio che fasciava l’addome e il torace. Immergendo il cuoio in acqua calda, le fibre si restringevano e si indurivano. Una volta asciutto, diventava rigido come una corteccia d’albero, capace di deviare una lancia senza il peso proibitivo del bronzo. La linotorax: la raffinata corazza in lino multistrato, capace di coniugare resistenza e massima comodità.
Toccare la storia: le stazioni tattili per i visitatori
Per rendere l’esperienza totalmente immersiva, il percorso include due stazioni tattili aperte a tutto il pubblico, concepite per far percepire fisicamente la consistenza e il peso dei materiali difensivi.
La prima stazione (I materiali): consente di toccare con mano una lamina di bronzo finita, il cuoio bollito, il cuoio bollito rivestito di lino e il lino multistrato, comprendendo le differenze di elasticità e durezza.
La seconda stazione (Lavorazione del Metallo): è interamente focalizzata sulla metallurgia e mostra gli stadi sequenziali di lavorazione. Si può esaminare un pezzo semilavorato con i segni dei colpi di martello ancora visibili, una lamina lisciata e, infine, una lamina completamente finita e decorata.
Info utili, orari e prenotazioni
Periodo di apertura: La mostra è visitabile dall’8 maggio 2026 al 6 gennaio 2027.
Sede: Museo Civico di Rieti, Sezione Archeologica (Complesso di Santa Lucia), Via Sant’Anna, 4.
Orari di apertura: dal venerdì alla domenica: 10:00 – 13:00 e 15:00 – 19:00 Ultimo ingresso consentito: 30 minuti prima della chiusura. Su prenotazione dal lunedì al giovedì.
Info e prenotazioni: Servizi di biglietteria gestiti da Archeoares. È possibile richiedere informazioni o prenotare l’ingresso e le visite guidate inviando una e-mail a rieti@archeoares.com oppure telefonando al numero 335 431722.
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