Poggio Nativo, Casaprota, Monte San Giovanni
A cura di Claudia Cattani

Poggio Nativo

Poggio Nativo e’ un borgo di origine medievale che sorge su uno sperone di roccia sulle propaggini meridionali dei Monti Sabini. L’origine del suo nome ha differenti ipotesi dettate dall’antica denominazione di Podium Donadei; da alcuni documenti medievali sembra risalire al nome del fondatore del paese, un ricco proprietario terriero del nome Donadeo o Donadio, l’altra ipotesi deriva dalla posizione della citta’ in cima ad una collina che offriva un rifugio sicuro per la difesa dai barbari ed era percio’ un dono di Dio “Podium donum Dei”.

Il territorio attraverso dei ritrovamenti di ceramiche in due grotte in località Casali pare fosse abitato dall’età del bronzo, sebbene il primo nucleo abitativo nella parte alta del paese e’ databile all’alto medioevo. 

Il paese fu possedimento di diverse famiglie e del papato a fasi alterne: dai Senibaldi, al papa, ai Savelli nel 400’, dopo l’assedio ed il saccheggiamento di papa Antonio Piccolomini alla curia, per poi passare nuovamente ai Savelli nel 1480, fino ai Borghese nel XVII secolo.

Nel periodo del 400’ i Savelli migliorarono l’assetto urbano, costruirono il castello di cui oggi a seguito del terremoto del 1915 rimangono solo due livelli di finestre ed il bastione poligonale, inoltre costruirono le fondamenta della chiesa di San Paolo ed il convento annesso, luogo prima delle monache benedettine ed a seguire dei frati francescani che ne ampliarono la struttura come la vediamo oggi.

All’arrivo dei duchi Borghese che rimasero fino all’abolizione della feudalità nel 1816, il borgo visse un periodo ricco e florido ed un ampliamento dato dalle costruzioni di palazzi tuttora visibili.

Un’altra chiesa rurale leggermente fuori del nucleo storico da non perdere e’ San Rocco  di cui la data di edificazione e’ sconosciuta, ma si sa di per certo che nel 1713 come riportato sull’epigrafe fu restaurata ad opera della compagnia del SS. Sacramento. 

Il borgo oltre alle bellezze architettoniche ed artistiche ritrovate nei palazzi e nelle sue chiese e’ noto per la sua natura ricca di uliveti, coltivazioni di grano e macchie tipiche dei colli sabini 

Da Rieti: Prendere la SS 4 Salaria, attraversare Case San Benedetto, Osteria Nuova e continuare sulla SP 42 in direzione Poggio Nativo.

Casaprota

Il borgo che sorge tra i Monti Sabini e’ da sempre caratterizzato da un terreno fertile che ne ha facilitato lo sviluppo agricolo tra il VIII e il IX secolo, merita attenzione l’impianto di immensi castagneti su vaste aree del territorio, estintisi purtroppo nei secoli.

Nel X secolo fu Fundus Casaprota di estrazione romana che con l’Abbazia di Farfa ebbe un grande sviluppo.La famiglia De Romania domino’ il borgo per 2 secoli per poi divenire dei Brancaleone, un ramo familiare della stessa famiglia. Seguirono gli Orsini ed i Gentili per poi emanciparsi a comune dei Monti Sabini.

Il borgo nasce all’interno delle mura del castello intorno al X secolo che piano piano si estesero fino ad inglobare le chiese escluse dall’abitato.

I complessi ecclesiastici divennero dei punti di riferimento come la chiesa di Sant’Angelo, il Convento di Maria Santissima delle Grazie e la chiesa di Santa Maria della Croce famosa per la sua Madonna, il Parrocchiale di San Domenico ed infine la Chiesa di San Michele Arcangelo del XIV secolo.

Con il susseguirsi delle famiglie nobili il tessuto architettonico ed urbanistico si arricchì, uno dei palazzi che svettano e’ Palazzo Filippi con la sua monumentale torre circolare e le finestre cinquecentesche.

Passeggiando per le vie del centro si incrocia Palazzo del Gatto un edificio di una famiglia nobile del luogo del XIX secolo, un complesso una suggestiva grotti di vini, un giardino panoramico, un pozzo di acqua sorgiva  e costruzioni agricole del XVIII secolo, oggi ospita residenze per artisti e progetti di riqualificazione territoriale.

Casaprota e’ raggiungibile da Rieti attraverso la SS4 via salaria in direzione Roma.

Monte San Giovanni

La prima notizia del borgo di Monte San Giovanni risale ad un atto notarile del 1240. Dal XV secolo fu di dominio della famiglia Orsini del ramo di Monterotondo fino al 1604 ove passo’ alla Casa Apostolica.

Il suo assetto medievale si deve alle modifiche attuate nel tempo: gli edifici visibili oggi sono i superstiti del violento terremoto del XVIII secolo e le costruzioni posteriori.

Il borgo conserva meravigliose opere nelle chiese e luoghi mistici tra natura e magia.

La chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, che custodisce al suo interno opere cinquecentesche tra cui una raffigurante la «Vergine col Bambino»,  una tela cinquecentesca di scuola umbro-romana ed un affresco seicentesco raffigurante San Michele Arcangelo, e’ stata edificata sulle rovine ancora visibili della Rocca; qui e’ inoltre custodito San Geroso Martire. La chiesa di San Sebastiano al suo interno conserva la quattrocentesca Madonna del Latte ed affreschi del 500’. Presso la Grotta di San Michele di cui sono narrati miti e leggende, sorge il Santuario del Santo, dalla stalattite pare fosse un luogo di culto pagano poiche’ vi e’ raffigurata l’immagine di una dea.Nel IX secolo fu costruito un monastero di origine farfense accanto alla chiesa, oggi restano del santuario alcuni affreschi del 400 ed un ciborio affrescato con pitture del XI° e del XIII° secolo. 

Monte San Giovanni inoltre offre paesaggi mozzafiato e percorsi di trekking tra il Monte Tancia  e le splendide acque delle Pozze del Diavolo.

Foto Gallery Monte San Giovanni

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