Foto 1 – Numa Pompilio riceve dalla ninfa Egeria le leggi di Roma, Felice Giani 1806 circa, Ambasciata di Spagna Roma
Il 2024 è iniziato con la segnalazione di una mostra fotografica struggente di Livia Granati, che nella Pieve di S. Martino a Monteflavio ha esposto degli scatti che testimoniano l’amore di coppie ultraottantenni nate e vissute a Monteflavio, paese che nel 1570 accolse coloni, provenienti da Marcetelli, che fondarono il borgo con il favore del Cardinale Flavio Orsini. La storica dell’arte era già stata segnalata per altra pregevole esposizione “Le Sabine bellezza e ribellione” affermando l’attualità identitaria delle nostre ave. Con “Miti e Simboli: Numa Pompilio, ninfa Egeria ed il Guerriero di Capestrano” si è dato conto di quanto la figura di Numa, re Sabino, abbia contribuito a dotare i Romani di leggi e costumi che consentirono al suo regno, ultra-quarantennale, di evitare guerre e vivere nell’ordine; che sia stato aiutato dalla sua ninfa Egeria nulla toglie all’ immagine di questa figura, che qualcuno, con i riferimenti riportati in più articoli, ha ritenuto potesse essere identificato con il guerriero di Capestrano, principe dei Sabini, come da iscrizioni. Interessante come poi tornino gli spunti identitari dall’evocazione dell’antico, che in tempi recenti ha visto i gonfaloni della Regione Marche e della Regione Abruzzo adottare i simboli rispettivamente del picchio (da cui i Piceni) e del Guerriero di Capestrano. San Bernardino, con le sue prediche e il simbolo del tetragramma, oggi Patrono dei comunicatori, ha lasciato tracce indelebili della sua predicazione sugli edifici religiosi e civili del Centro Italia.
Foto 2 – S. Bernardino di Benvenuto di Giovanni, 1470 circa Metropolitan Museum of Art N Y
Prima di morire, sulla strada da Rieti a l’Aquila, si tramanda che gli venne incontro a Sella del Corno San Celestino V, che predisse che sarebbero stati Compatroni dell’Aquila. Da un quadro esposto alla mostra dei “Preraffaelliti”, in Forlì, nella primavera del 2024, dove sono raffigurati medici inglesi in jeans con risvolto, si è ricordato il guado reatino, da cui, pure, originano i famosi pantaloni che avevano smistamento a Genova, da cui jeans. E si è ricordato il bando europeo di Napoleone per sostituire il blu indaco, fondamentale per le uniformi delle sue truppe, dopo il blocco del prodotto da parte degli inglesi. Ebbene, il bando europeo fu vinto dal principe Potenziani, supportato dall’“istrutto farmacista reatino Giovanni Petrini”, proponendo la coltura del guado reatino. Personaggi famosi sono stati ricordati in un doveroso atto di omaggio di memoria, tra cui Domenico Petrini, che fu riferimento, nella pur breve vita, di grandi intellettuali che a Rieti frequentavano la sua casa (Croce , Gentile, Gobetti, Sinisgalli, …). L’associazione culturale a lui intestata ha presentato , nel quarantennale della sua fondazione, il libro “alle porte del Mezzogiorno”, che ricorda e illustra l’esperienza di “quel ragazzo prodigio della cultura nazionale degli anni Venti del Novecento”. Tra le varie notizie, sono riemersi gli affreschi dei castelli turanensi scoperti nel Palazzo Orsini di Bomarzo e già feudi di Vicino Orsini, ideatore del Sacro Bosco che la Sovrintendenza ha affidato a restauratori, consentendo di ammirare i più antichi paesaggi castellani del patrimonio artistico Sabino. Con il “Ver Sacrum Inversum” , nell’ambito del tema più volte trattato, si è accennato allo stato d’avanzamento delle importanti iniziative pubbliche e private che mirano alla valorizzazione dei Borghi Sabini, favorendo il turismo e le occasioni di ripopolazione da parte degli italodiscendenti, accanto al supporto economico per favorire la sopravvivenza delle antiche tradizioni patronali, enogastronomiche, che ripopolano i Borghi nei periodi estivi, ma tornano ai loro silenzi quando “l’estate sazia è ormai delle sue feste”.
Foto 3 – Domenico Petrini, “I piedi nel borgo la testa nel mondo” disegno di Roberto Marinelli 1985
Sul finire del 2024, un rinnovato interesse per la storia confinaria tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Va ricordato che il confine citato è stato uno dei più longevi in Europa, da Ruggero II, Natale 1130, che proclamò il Regno di Sicilia, fino alla caduta di Gaeta, il 6 febbraio 1861. Il trattato per la cessazione dei contenziosi, così penalizzanti in particolare per le popolazioni che nei secoli hanno abitato le aree di confine, fu sottoscritto il 26 settembre 1840. I cippi confinari installati furono numerati per oltre 300 km dal Tirreno, Gaeta, cippo n. 1, “Foce del Canneto”, all’Adriatico, San Benedetto del Tronto, n. 649, “Ponte di Barche sul Tronto”. I cippi riguardanti il confine del reatino dovrebbero essere dal 442 al 454. Con riferimento alla “Via del Grifone”, detta anche il “cammino dei briganti”, nel territorio confinario, la Guardia di Finanza ha inserito la promozione del sentiero dei cippi nel 250° anniversario della Fondazione della Guardia di Finanza (il 17/10/24 presentato il progetto), con la Sezione del Cai di Rieti e la Fondazione Varrone. Importante e partecipato convegno di studi sui confini Stato/Regno è stato poi promosso il 21/11/ 24, dalla sezione di Rieti dell’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, con relatori dall’Abruzzo e dalle Marche. Storia comune viva del Centro Italia. Vorremmo chiudere questo “ripasso” con quanto ultimamente segnalato: la pubblicazione nel 2023 del compendio “Fontes Antiqui Sabinorum. I Sabini e la Sabina nelle fonti letterarie greche e latine” (l’Erma di Bretshneider), che, oltre a importanti contributi di studiosi, raccoglie I testi greco-latini dei passi rilevanti degli autori che hanno trattato della materia nei vari aspetti. E dunque prosequatur studium! Ma per chiudere in leggerezza ricordiamo il recente “riprendiamo dagli Equi” e dalla notizia presa dalla cronaca locale “la tombola degli Equi entra nel Museo”, terza edizione della tombolata nella sala convegni del Museo Archeologico del Cicolano in omaggio ai loro antichi e alla loro storia, dove, estraendo dal sacchetto il 23, non sono le carrozzelle, ma un giavellotto, il 3 sono le mura poligonali, il 21 è il cippo di Fertus Restus, che portò a Roma lo Ius Feziale (che tratta del bellum iustus… ) e via estraendo. Gli Equi sono dunque ancora presenti sul loro territorio e riconosciuti dagli studenti che partecipano alle iniziative che il museo promuove per non dimenticare.
Foto 4 – Copertina “Fontes Antiqui Sabinorum”, L’Erma di Bretschneider 2023
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