Due mesi fa avevamo annunciato l’approssimarsi dell’ottantesimo compleanno di Lucio Battisti.
Avevamo accennato all’intenzione di arrivare all’anniversario della nascita di Battisti, con un cammino in più atti – per arrivare meglio al cuore della sua straordinaria esperienza artistica.
Era nato il 5 marzo 1943 – a Poggio Bustone, splendido duro paese sulle ripide pendici del Terminillo – case sempre al sole, e davanti i panorami magnifici della pianura reatina, i laghi in primo piano e lontano la cornice dei monti.
“Nella puntata precedente” avevamo detto degli esordi, dei primissimi tempi a Napoli poi a Roma, poi a Milano come chitarrista de I Campioni, complesso guidato da Roby Matano. Poi per lui le prime attenzioni significative, e l’appuntamento con Mogol (nome d’arte di Giulio Rapetti) – grazie a Christine Leroux, editrice musicale di origine francese e ricercatrice di talenti per la casa discografica Ricordi.
L’inizio della collaborazione fra Mogol e Battisti è datato all’ultimo scorcio del 1965 – inizialmente assieme «non per scrivere canzoni ma per fare degli esperimenti» … fino al 1968 – quando avvenne l’esordio di Battisti nel programma Bandiera Gialla – di cui abbiamo ricordato il carattere fortemente innovativo nel panorama italiano della musica leggera, fra beat e psichedelia: la porta verso il successo, per “il ragazzo di Poggio Bustone”; cinquantacinque anni fa.
Fra tanta pubblicistica, in Onda Rock può leggersi il racconto pieno e appassionato di tutta l’eccezionale vicenda artistica di Lucio Battisti: qui possiamo unicamente ricordare i titoli di questa lunga e assieme troppo breve avventura creativa.
Ricordiamo quindi il suo primo Lp, pubblicato da Ricordi; “intitolato semplicemente Lucio Battisti, che giunge sugli scaffali dei negozi italiani nel marzo del 1969 … L’intro è affidata al pezzo sanremese “Un’avventura”, destinato a divenire una fra le canzoni più celebri dell’autore”.
“Il pezzo successivo, “29 Settembre”, già inciso dall’Equipe 84 e destinato anch’esso a fama immortale, è forse il primo capolavoro di Battisti … la psichedelia è dietro l’angolo, nonostante il tutto suoni estremamente orecchiabile …” – mentre “La mia canzone per Maria” svela un altro lato dell’anima del compositore, grazie alle sue ritmiche e strutture proprie della musica spagnola e latino americana”.
Arriva poi “Non è Francesca”, brillante e geniale esempio di scrittura pop “da camera”, che ricorda in qualche misura i Beatles di “Yesterday” o di “Eleanor Rigby”, e si conclude con una lunga sezione strumentale ispirata ancora al modello dei Fab Four (registrazioni suonate al contrario) …” – e arrivano “Balla Linda”, e “Io vivrò senza te”.
Nel dicembre 1970 Ricordi pubblica il suo secondo Lp, l’enorme successo dal titolo “Emozioni”.
“Anche qui siamo di fronte, più che a un album compiuto, a una raccolta di tutti quei singoli che, spesso editi già nel 1969 (alcuni addirittura già presenti nella precedente raccolta), hanno consacrato Battisti quale artista di culto della musica italiana”.
Ci sono “Acqua azzurra/Acqua chiara”, “Mi ritorni in mente”, “7 e 40”.
C’è “Fiori rosa, fiori di pesco”, e “il blues rovente” de “Il tempo di morire”.
C’è “Emozioni”: “rappresenta, nel bene e nel male, il pezzo simbolo di un’epoca e probabilmente uno dei vertici qualitativi, interpretativi e compositivi di tutta la musica pop italiana …”
Chiudono il disco altri classici quali “Dieci ragazze”, “Dolce di giorno” e “Anna”.
Seguono gli album “Amore e non amore” e poi “Vol. 4”, nel corso del 1971, sempre per Ricordi.
“Nel 1972, dopo la pubblicazione dello straordinario singolo “Pensieri e Parole”, destinato anch’esso all’immortalità artistica e commerciale, esce Umanamente uomo: il sogno.
“È il primo disco prodotto sotto l’egida della neonata etichetta Numero Uno, fondata dallo stesso Battisti allo scopo di dare adeguato spazio ai propri progetti musicali.
“Il lavoro presenta diversi spunti interessanti e si staglia con originalità nella discografia di Lucio. Già il pezzo introduttivo, “I Giardini di Marzo”, semplicemente meraviglioso, è destinato a segnare la memoria collettiva italiana per decenni…”
“Il 1972 si chiude con la pubblicazione de Il mio canto libero, mixato a Londra e destinato anch’esso a un incredibile successo commerciale, grazie anche e soprattutto alla forza trainante della title track, pubblicata qualche mese prima come singolo.
“Il mio canto libero” estende gli orizzonti della canzone battistiana tanto dal punto di vista musicale quanto dal punto di vista lirico e tematico, e si rivela uno dei lavori-cardine della sua carriera, il disco in cui la coppia Battisti-Mogol raggiunge una simbiosi perfetta e un’unità di intenti totale”.
“… nel 1974, intraprende un viaggio in Sud America; e, dimostrando ancora una volta il suo talento di eclettico rielaboratore di stili disparati, al ritorno in Italia riversa tutte le nuove conoscenze nel disco destinato a restare, con ogni probabilità, il suo massimo capolavoro; nonché … uno dei risultati più alti cui sia pervenuta la musica pop italiana.
“Il disco in questione è, ovviamente, Anima Latina. Un lavoro che per la prima volta rifugge in toto i ritornelli e le invenzioni melodiche immediatamente memorizzabili, per spingersi oltre, in mondi nuovi”.
“… nel marzo del 1977, contestualmente all’Ep “Amarsi un po’/ Sì viaggiare”, esce l’album Io tu noi tutti”. Racchiude fra l’altro “Amarsi un po’” e “Sì viaggiare”; mentre “… a fine decennio, l’inossidabile rapporto con Mogol inizia inevitabilmente a scricchiolare …
“Il suo amore per la musica anglo-americana, già evidente nei primi anni di carriera, a fine 70’s cresce a dismisura. Tant’è che il celebre Lp Una donna per amico (1978, Numero Uno) viene inciso nel castello di Manor, piena campagna inglese.
“E se le liriche, che rimangono tutte a firma Mogol, sono ancora vicine alla produzione di inizio decennio, le composizioni si avvicinano sempre più agli universi funky e al pop elettronico allora nascente, risultando perfettamente in linea con le nuove tendenze wave anglo-americane.
“Prendila così” è un fulminante esempio di questo nuovo corso”; arrivano con lei “Avere paura di innamorarsi troppo”, “Donna selvaggia donna” e “Nessun dolore”.
“All’inizio del nuovo decennio, e precisamente ad inizio 1980, viene pubblicato l’ultimo album della coppia Battisti-Mogol, ormai definitivamente sulla strada del divorzio. Il titolo, malinconico, ben si addice al triste finale della ultra-decennale avventura: “Una giornata uggiosa”.
Con questo passaggio (di tono intrinsecamente malinconico) chiudiamo la sezione centrale della storia creativa di Lucio Battisti – prima delle ulteriori svolte seguenti. Una storia appena accennata, eppure capace di accendere ricordi suggestioni infinite immancabili; attraverso la sola elencazione dei titoli, attraverso la vena emozionata della memoria.
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