L’Olimpo sabino è popolato di divinità ctonie, profondamente legate alla natura dei luoghi: prima fra tutte, è la dea Vacuna, a cui sono sacre le acque ed i boschi, i cui tratti confluiscono nella romana Vesta o Vittoria, sotto la cui tutela è posta la pace nei focolari domestici come nella vita pubblica.
A Vacuna sono eretti templi in prossimità delle acque sorgive, come nel caso di Aquae Cutiliæ, mentre il culto per il padre Sanco è officiato sulla sommità dei colli.
Divinità onorate nel territorio sabino erano anche Feronia, dea della fertilità dei campi e degli armenti, a cui corrispondono la greca Demetra e la latina Cerere, ed Angizia, signora dei serpenti, venerata da contadini e pastori protetti dal morso velenoso delle vipere.
La tradizionale tolleranza dei Romani, politeisti e pragmatici, verso le più svariate manifestazioni di culto che non ponessero in ombra l’autorità dello Stato fece sì che le divinità sabine così fortemente legate alla vita dei boschi e dei campi trasmettessero molti dei loro tratti agli dei dell’Olimpo che Marco Terenzio Varrone reatino contribuisce a definire nel numero e nelle funzioni di tutela nelle sue Antiquitates.
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