L’istituzione del Monte di Pietà a Rieti
A cura di Ileana Tozzi

La riforma dell’Osservanza si diffuse con particolare successo nelle contrade dell’Italia centro-appenninica nei primi decenni del Quattrocento grazie all’intensa predicazione intrapresa da San Bernardino da Siena. Nato a Massa Marittima nel 1380 dalla nobile famiglia degli Albizzeschi, era rimasto ben presto orfano di entrambi i genitori. Fu dunque allevato a Siena da una zia, che assisté amorevolmente durante l’epidemia di peste che flagellò la città nel 1400. 

Entrato nel 1404 nell’Ordine dei Frati Minori, nel 1417 intraprese la sua missione omiletica percorrendo incessantemente le strade dell’Italia centro-settentrionale per diffondere i principi teologici ed etici di una profonda riforma della società del suo tempo. Così promosse il culto del Santissimo Nome di Gesù e combatté con determinazione l’usura, il gioco d’azzardo, la prostituzione. Fu autore di trattati teologici e fondatore di scuole di formazione per i novizi.

Si fece coerentemente propugnatore della riforma interna all’Ordine francescano, assumendo nel 1437 la carica di Vicario Generale degli Osservanti, mentre rifiutò la cattedra vescovile offertagli per ben tre volte a Siena, a Ferrara e ad Urbino. 

Nel 1439 partecipò al Concilio di Firenze indetto da papa Eugenio IV per ricomporre lo scisma d’Oriente. Morì all’Aquila il 20 maggio 1444.

Uno dei tratti salienti degli effetti sociali della predicazione di San Bernardino era stato costituito dalla fondazione di monti di pietà, pie istituzioni in grado di concedere prestiti dietro la riscossione di tenuissimi tassi d’interesse. 

Il fine primario dei monti di pietà era contrastare l’usura sottraendo ai banchieri ebrei la gestione dei crediti, di straordinaria rilevanza per una società mercantile in rapida evoluzione.

L’usura, come dimostra Jacques Le Goff nei suoi famosi studi (1), durante l’età medievale era considerata particolarmente deprecabile perché, lucrando sul frutto dell’altrui lavoro, contravveniva alla condanna di Adamo. 

Per questo, alla accresciuta necessità di circolazione del denaro conseguente all’irreversibile superamento dell’economia di sussistenza tipica dell’epoca feudale, si era data risposta affidando la gestione del credito agli ebrei, modificando così il problema nei termini della sua emergenza, senza di fatto risolverlo.

A questo duplice scopo, volto alla pacificazione sociale ed al risanamento finanziario, sorsero dunque i monti di pietà che, ottenuta l’approvazione da parte di Pio II Piccolomini, si diffusero rapidamente nelle città dell’Italia centro-settentrionale, là dove l’economia mercantile era particolarmente fiorente. Nel 1463, venne fondato ad Orvieto il primo monte; entro il XV secolo, seguirono nel 1467 le città di Perugia e Padova, a cui si aggiunsero nel 1472 Viterbo, nel 1479 Savona, nel 1485 Assisi, nel 1486 Mantova, nel 1494 Rieti, nel 1495 Firenze.

La presenza degli Osservanti a Rieti trovò una significativa testimonianza nell’istituzione del Monte di Pietà, fondato nel 14 89 “p. la dottrina e chatolica predicatione del verbo divino del venerando pr. Fr. Bernardino de Feltro delordine de li frati minori ordinatore et fondatore del Sancto et catho.co infrascritto monte della pieta” (2) al fine di “evitare la rabiosa voragine dele usure et rabiosa perfidia et dura cervice de judei usurpatori dele substantie et succatori del sangue deli cristiani et per substentatione de povere persone de dicta cità”. (3)

La pia istituzione si faceva concreta interprete del Salmo 111, che recita 

 

Beato l’uomo pietoso che da in prestito

Con giustizia amministra i suoi beni

Egli non vacillerà in eterno:

Il giusto sarà sempre ricordato.

Contestualmente, interveniva a regolamentare il credito, agendo soprattutto a salvaguardia delle fasce più deboli della società civile, il popolo minuto, i maestri d’opera ed i lavoratori associati nelle Arti minori, modesti artigiani esposti al rischio sempre incombente dell’usura.

Figlio primogenito di Donato Tomitano e Carona Rambaldoni, nobili di Feltre, il giovane Bernardino studiò diritto a Padova ed esercitò per alcuni anni l’attività di maestro di grammatica. Conquistato alla causa dell’Osservanza francescana, impegnata in un generoso tentativo di riforma e moralizzazione della società civile grazie alla predicazione di Giacomo della Marca, nel 1456 decise di aderire all’Ordine vincendo l’opposizione strenua dei familiari. Nel 1463 fu ordinato sacerdote e mise al servizio dell’Ordine la sua vasta cultura giuridica. Il suo campo d’azione consisté soprattutto nella lotta contro l’usura, che praticò assumendo veementi posizioni antiebraiche e fondando numerosi Monti di Pietà: a Mantova nel 1484, a Rieti nel 1489, a Padova nel 1491, a Crema e Pavia nel 1493,  a Montagnana e Monselice nel 1494, anno della sua morte.

Il codice pergamenaceo dello Statuto del Monte di Pietà, conservato presso l’Archivio di Stato di Rieti, pone la pia istituzione sotto la protezione “del Signore nostro Jesu Cristo Dio et homo et dela sua benedica madre sempre virgine Maria et deli nostri gloriosi protectori Petro et Paulo prencipi deli apostoli et de sancta Barbara advocata et protectrice de quista nostra Magna Cità et de tutta la corte celeste” (4). L’azione di frate Bernardino da Feltre si concretizzò “nel anno del Signore M.CCCCLXXXVJ nel felice tempo del Santissimo Signor Papa Innocenzo octavo nel mese di martio nel dì solennissimo del annunciatione et concepitone del figliolo de Dio nela intemerata virgine Maria a di XXV del dicto mese” (5).

Il Monte di Pietà, che con i suoi tenui interessi al credito contrastava l’attività feneratoria degli Ebrei, fu affidato alla gestione congiunta di un vicario del vescovo e di un guardiano del Monte, scelto tra i frati dell’Osservanza del convento suburbano di Sant’Antonio. I crediti venivano erogati su pegno, concessi unicamente a chi non avesse altri debiti e fosse in grado di compilare la polizza “scritta di sua mano”. I pegni non potevano essere sequestrati, ma messi all’asta “dopo che sarando stati un’anno et quindici dì nel Monte” (6). Erano tollerati ritardi nel risarcimento del debito da parte di chi fosse stato vittima “de focho o de rapina o de fortuna divina o de violentia o altra fortuna senza sua colpa” (7).

Lo Statuto fu aggiornato mezzo secolo più tardi con le “Addizioni et nove Reformationi fatte dalli presidenti del Santissimo monte della pieta de Rieti nel anno del S.re mille et cinquecento quarantatre al tempo de Paullo p.pa tertio pontifice maximo del mese di maio al di X” (8). Pochi anni ancora, e per effetto dei decreti del concilio di Trento che accentravano nelle mani dell’Ordinario Diocesano diverse competenze amministrative, economiche, giuridiche, i frati di Sant’Antonio del Monte – non più appartenenti al ramo francescano degli Osservanti, ma alla famiglia dei frati Minori Riformati sarebbero stati estromessi dalla gestione del Monte di Pietà (9). Un ultimo, sottile legame è teso fra il convento di Sant’Antonio e il Monte: fu Marcantonio Aquili figlio di Antoniazzo Romano, l’artefice della Madonna del Latte conservata per secoli nella chiesa dei frati, ad affrescare la facciata del modesto edificio addossato al palazzo del Podestà, lo stesso che dopo il 1564 sarebbe stato riadattato da Jacopo Barozzi da Vignola per ospitare il Seminario Diocesano.

L’artista vi raffigurò nel 1494, nell’anno stesso della morte del suo fondatore, l’Imago Pietatis, il Christus patiens affiancato da fra Bernardino da Feltre e San Paolo Apostolo, accanto al quale è un angelo raffinatissimo che con una mano sorregge un drappo e tende nell’altra una fiaccola, a illuminare la via dell’umanità sofferente e dispersa. Il sole raggiante con il monogramma di Cristo salvatore dell’umanità, simbolo dell’Osservanza portato come vessillo nelle piazze d’Italia da San Bernardino da Siena, è scolpito sull’architrave delle tante case costruite nei sestieri urbani grazie all’ aiuto finanziario erogato dal Monte di Pietà. Il Monte Frumentario, che assolveva invece al compito di ammassare e ridistribuire le granaglie destinandole ai contadini poveri con l’unica eccezione degli abitanti delle  vicine contrade oltre il confine del Regno di Napoli, fu invece costituito presso la chiesa di San Michele Arcangelo e gestito dalla Confraternita del SS.mo Sacramento. Ancora nei primi decenni del Novecento, alle giovani povere in età da marito venivano assegnate le doti dette di Sant’Antonio. 

1. Cfr. J. Le Goff, Mercanti e banchieri nel Medioevo, Messina-Firenze 1980; Id. La nascita del Purgatorio, Torino 1982; Id. La borsa e la vita. Dall’usuraio al banchiere, Roma-Bari 1987.

2. ASRi, Statuto del Monte di Pietà, sala studio, registro manoscritto, anno 1489, rubrica 1

3. Ibidem

4. Ibidem

5. Ibidem

6. Ivi, rubrica 22

7. Ivi, rubrica 23

8. Ivi, fol. 27 r

9. La sede del Monte di Pietà fu ospitata fino al 1860 presso le volte del palazzo papale. Nel 1864, l’amministrazione del Monte di Pietà passò alla Congregazione di Carità. Dal 1940 al 1945, fu la volta degli Istituti Riuniti di Ricovero. La sede del Monte di Pietà fu trasferita in via Garibaldi. Dal 1946, il Monte di Pietà fu inglobato nella Cassa di Risparmio di Rieti.

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