Fig. 1 – Greccio Santuario Francescano affresco XVI secolo
Hermann Hesse chiudeva così la stagione, ma anche i nostri borghi possono contare, con compiacimento, su bilanci positivi in termini di iniziative e di partecipazione. D’altra parte oltre le prevedibili occasioni celebrative e ludiche, si sono registrate anche manifestazioni di livello e attrattive che possiamo brevemente ricordare in ordine sparso, ma come campione di altre altrettanto meritevoli di cui si è anche avuta l’attenzione della stampa non solo locale. Innegabilmente originale e empatica la creazione nel paese di Longone Sabino (circa 500 anime) di “u cinemittu” , il cinema più piccolo d’Italia, dodici posti nell’ angusto locale di un ex ufficio postale, per la proiezione di un’offerta culturale di nicchia. “Si tratta di un progetto sociale e non commerciale”, tiene a dire l’ideatore Luca Marinelli, attore oggi celebre, la cui famiglia è di Longone e in questi luoghi è cresciuto, mantenendo un forte legame con il desiderio di rilanciare il paese e il territorio spopolato. Il battesimo dell’iniziativa, il 31 agosto, è stato un successo anche per la partecipazione di noti personaggi che hanno condiviso e supportato l’iniziativa, augurandone lo sviluppo.
Fig. 2 – dal Synodus Insignium Abbatiarum S. Mariae Farfensis et S. Salvatori Maioris 1685
Altro importane evento che fa risaltare il legame che si sviluppa col proprio territorio si è svolto il 24 agosto a Vallecupola, dove è stato presentato, nella biblioteca del paese, il giovane ventunenne Daniele Camagna, originario del luogo, tra i 5 finalisti della 29^ edizione Campiello Giovani, con il racconto VALLECUPOLA.
Il racconto trae ispirazione da una conca usata dalle nostre nonne, un oggetto che ci riporta ai volti ed alla storia di un borgo antico. Come dalla motivazione “Un ritorno a casa, da Roma a un piccolo borgo montano della Sabina, sia fisicamente che col ricordo della infanzia. A rivivere una stagione di giochi….un’atmosfera ricostruita con gli strumenti più propri della letteratura … anche con un misurato impiego del vernacolo; ossia, tutto quanto concorre a trasmettere emozione”.
Due citazioni tra le tante possibili iniziative che ha conosciuto questa estate la nostra Sabina, ma, ovunque e comunque si manifesti, risalta quanto sia importante la componente identitaria, l’essere comunità. E non è solo la storia del nostro tempo, ma è il sentire la continuità con la più risalente tradizione di chi ci ha preceduto, come le vecchie pietre non più abitate siano comunque sentite come appartenenza vuoi ruderi di umili abitazioni, di torri o palazzi nobiliari o di antichi edifici religiosi. E a tale riguardo, in questa breve esposizione a campione, può ben concludersi con la pertinente segnalazione dell’ultimo contributo della studiosa Ileana Tozzi alla storia dei beni artistici sabini e alla valorizzazione del patrimonio culturale locale con il suo “L’Abbazia di San Salvatore Maggiore e il paesaggio della Massa Torana”. Tale Abbazia, definita nel secolo scorso il più importante monumento della Sabina e situata nel Comune di Concerviano, non lontano da Longone e Vallecupola, ebbe vasto dominio nel territorio e la Tozzi esamina attraverso le fonti documentarie i castelli di cui ebbe giurisdizione con le numerose chiese e rispettivi beni culturali, con un’attenzione particolare agli edifici di culto minori come i piccoli santuari mariani e le pievi rurali. Un mondo che l’uomo è andato restituendo alla natura, ma di cui si sentono ancor oggi echi e vibrazioni. Maggiormente ne percepiscono il fascino quanti oggi percorrono i ritrovati “cammini” francescani e benedettini col passo devoto e nel silenzio ritrovato dopo la sazietà delle feste estive. Dicono infatti i Testi che il silenzio è la parola di Dio.
Fig. 3 – dal Synodus Insignium Abbatiarum S. Mariae Farfensis et S. Salvatori Maioris 1685
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