La tradizione della danza nel territorio reatino non riguarda soltanto la disciplina classica o quella moderna e contemporanea che, come abbiamo rappresentato nei precedenti interventi, costituiscono ormai patrimonio della cultura artistica cittadina, ma è stata mantenuta anche per i balli popolari e folkloristici.
Tra questi senz’altro il più conosciuto è il c.d. saltarello, ballo che storicamente si ritiene derivato dalla originaria saltatio dei Latini la quale, a differenza delle choreae, danze solenni, e della ballicrepa, danza armata, pure diffuse nella Roma antica, era vivace e allegra.
Il saltarello era divenuto nel Medioevo un ballo popolare tipico dell’Italia centrale (diffuso non solo nel Lazio, ma anche in Abruzzo, Marche, Umbria, bassa Toscana e parte del Molise), accompagnato dal suono delle zampogne (e più di recente da quello degli organetti), scandito solitamente su tre tempi e danzato normalmente in coppia (non necessariamente mista).
Vi segnaliamo come di estremo interesse le informazioni di dettaglio che ci fornisce Simonetta Coja nella pagina Web Il saltarello in merito alla struttura del ballo, alla libertà di composizione delle esecuzioni lasciata agli stessi danzatori, alla tipologia dei passi, al significato recondito di alcuni di essi e delle pose assunte nel corso della performance (corteggiamento e sfida). Rinviamo per ulteriori dettagli storici anche a Danze popolari a Roma e nel Lazio, il saltarello e quant’altro.
Fortunatamente, grazie all’attività di ricerca e promozione di alcuni gruppi e associazioni culturali che hanno sede nel territorio della provincia e in particolare nell’alta Sabina, la popolarità del saltarello ha trovato una nuova riscoperta e anche tra le fasce dei più giovani la tradizione viene alimentata mediante lo svolgimento di eventi e manifestazioni folkloristiche a tema.
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