La Porta Romana
A cura di Ileana Tozzi

Nel millenario assetto urbanistico di Rieti, la porta orientale fu ed è indubbiamente il monumento più significativo in relazione alla via strata Salaria.

Chiunque avesse varcato la sua porta avrebbe avuto contezza di essere arrivato nell’antica città dei Sabini segnalata nell’itinerario della Tabula Peutingeriana.

Per secoli, la città si stratificò all’interno delle mura poligonali che ancora restano severe tra l’area dell’Ospedale Vecchio e via Pescheria. Quando nel 1252 l’allargo decretato dal Comune raddoppiò il circuito delle mura, la porta Romana ancora segnalata dal crocevia del Mattonato si ridefinì de suptus e de foris. Ne è indizio certo l’epigrafe funeraria di Caio Carantio, murata sulla facciata della chiesa di San Pietro Apostolo che già nelle bolle di Anastasio IV (1153) e Lucio III (1182) era annoverata con il titolo di Sanctis Petrus in Porta. Nel corso del XV secolo, la chiesa cominciò a definirsi come San Pietro in Ponte. 

Ancora nel secolo successivo, l’antica porta in travertino fu smurata e ricostruita circoscrivendo la maglia edilizia del Borgo.

Nel 1586 il coronamento della porta riallestita sotto gli auspici del papa Sisto V fu intitolato per i residenti ed i viaggiatori con le epigrafi I, ET REDI FELICITER, PARTI E RITORNA BENE a meridione, INGREDERE FAUSTA OMINA FERENS, ENTRA PORTANDO BUONI AUSPICI a settentrione.

Negli anni Venti del Novecento, imperversando le pianare che mettevano a dura prova i rioni bel Borgo e delle Valli, si pensò di riattare ulteriormente l’assetto urbano.

Inoltre, la sospirata istituzione della Provincia consentì alla porta Romana di conferire monumentalità secondo i criteri accademici che già imitavano il razionalismo.

L’Amministrazione Comunale confermò la fiducia di Cesare Bazzani (1873 – 1939), ingegnere ed architetto, che già tra il 1909 e il 1911 aveva operato il riassetto del Palazzo Comunale dopo i danneggiamenti del terremoto del 28 giugno 1898.

Bazzani intraprese la bonifica dei piccoli edifici già compromessi dalle alluvioni del 1923 immaginando come una quinta teatrale un’esedra in mattoni e travertino ed isolando l’antica porta al centro.

La piazza di porta Romana fu così progettata nel 1933, realizzata secondo i criteri di una monumentalità memore della storia che da sempre Rieti lega a Roma.

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