Foto 1 – Colle di Tora: Villa de Sanctis, graffiti Angelucci con (probabile) fiume Turano, circa 1930, fotocomposizione di Paolo Vettraino (sue altre foto della villa)
Pietosamente ricoperto dal lago artificiale nel 1939 il diroccato Palazzo Borghese, Colle di Tora non ha più tracce dei numerosi feudatari che si sono succeduti nei secoli e che, nella valle del Turano, hanno tramandato la loro storia, con le nobili dimore castellane o, comunque, di storica dignità. Colle di Tora può però vantare una novecentesca “Residenza d’autore”, la villa De Sanctis, che è il risultato autoctono della iniziativa di due fratelli, Rinaldo e Basilio, della loro cultura, intelligenza e amore per il paese di cui hanno promosso lo sviluppo; determinante la loro amicizia con il grande artista reatino Arduino Angelucci.
Foto 2 – Cartiglio Varrone
Intorno agli anni ’30 dello scorso secolo, l’Angelucci, nato nel 1901, pur così giovane, era molto stimato, tanto che ebbe l’incarico di provvedere alla decorazione in affresco della sala d’aspetto del Palazzo del Governo di Rieti. L’artista realizzò l’incarico riferendosi ai miti e alla storia Sabina con i paesaggi del territorio nelle sue caratteristiche identitarie. In evidenza anche le figure degli illustri reatini Varrone e Vespasiano, che rappresentano la virtus e la dignitas umana “e il mito non è solo rievocazione colta, ma proiezione di valori eterni” (dal sito arduinoangelucci.it).
Foto 3 – Testa lignea
A Colle di Tora, nel 1932, Rinaldo de Sanctis, laureatosi in pedagogia, divenuto poi direttore didattico, ritenne di ristrutturare la casa e diede l’incarico all’amico Angelucci che, evidentemente, era in sintonia culturale, quanto alle radici, poiché nella sala di rappresentanza appaiono in alto alle pareti graffiti monocromo, di non certa lettura, ma sicura narrazione dell’antico mondo agreste, con al centro il connotativo cartiglio “vita rustica consanguinea est sapientiae Varro”. E Varrone scrisse il “De re rustica” trattato sull’agricoltura che non è solo valore economico, ma anche fonte di saggezza e conoscenza, Varrone, “il terzo gran lume romano” (dopo Cicerone e Virgilio) secondo Petrarca “Il trionfo della fama”. L’Angelucci è anche presente nella definizione architettonica della villa con vari elementi da approfondire, come un oculo nel soggiorno che sembra in connessione (mistica?) con analogo oculo nella chiesa del Colle della Madonna di Colle di Tora; una testa lignea sopraporta a vetri colorati. Angelucci ha spaziato a Colle di Tora, suo è anche l’affresco del Buon Pastore in un’edicola che affaccia sulla strada principale del paese, caro ai paesani. Anche il fratello Basilio ha avuto il suo ruolo. Colto sacerdote, in carriera diplomatica, nunzio in Paesi dell’America Latina (si dice che i famosi fagioli di Colle provengano dal Sud America) e molto legato al paese, fu il primo a occuparsi della sua storia, pubblicando due articoli sulla pregiata rivista Terra Sabina, settembre 1926, “Tora, Tiora, oppure città Torana” e “Colle, Castel, Monte di Tora”.
Foto 4 – Giardino labirinto
In questo secondo articolo si accenna anche “al progettato bacino montano di Colle di Tora… una diga colossale dovrebbe sorgere … e se è vero che la miglior parte del territorio di Colle di Tora andrà a formare l’immenso recipiente d’acqua, quello, tra tutti i paesi della zona, che ne ricaverà maggior vantaggio, sarà proprio Colle di Tora … Venga, dunque il lago…”. Altro auspicio riguarda l’autonomia comunale di Colle dalle “vessazioni” di Castel di Tora. Passerà ancora del tempo e Colle di Tora divenne Comune nel 1948, con sindaco il direttore Rinaldo con voto plebiscitario. Dunque i De Sanctis, dotati di visione, incaricarono l’Angelucci, sempre più celebre, anche del progetto di un albergo ristorante per accogliere la qualificata clientela attratta dalla bellezza del nuovo paesaggio così magicamente ridefinito dalle acque del lago del Turano, creato con la costruzione della diga nel 1939. Mons. Basilio aveva visto giusto nel 1926 e, nel tempo e nello spirito della citazione Varroniana sopra riportata, ha contribuito ad arricchire la dimora con un giardino, di cui curava la crescita e il fascino con un labirinto basso, su disegno dell’Angelucci, nel quale era spesso operosamente presente con amorevole cura. Oggi ne ammiriamo tutto il fascino e l’armonia con la struttura residenziale in un unicum suggestivo.
La residenza, ai nostri giorni, ha trovato con le nipoti del direttore Rinaldo, le sorelle Laura ed Enrica, la realizzazione della vocazione culturale di famiglia, avendo qui costituito l’Associazione Culturale “La Casa del Direttore”, che ospita residenze d’artista quest’anno all’ottava edizione, con partecipazioni da Stati Uniti, Canada, Giappone, Cina e da tutta Italia. Le residenze d’artista prevedono un soggiorno nella villa di artisti selezionati che al termine presentano i risultati in una mostra cui partecipa la comunità locale e i tanti appassionati. Villa De Sanctis nel periodo estivo è altresì impegnata in una offerta concertistica di alto profilo con prevalenza di musica barocca, ma non mancano proposte anche jazz come un applauditissimo concerto che ha regalato uno strepitoso Tiger Rag, cult Dixieland. Promozione del territorio dunque che rende Colle di Tora centro artistico e culturale, l’unica vera esperienza di arte in zona. Con il sorriso del pur austero nonno Direttore Rinaldo. E quest’anno Villa De Sanctis è stata inserita nelle Giornate FAI d’Autunno nel percorso di Colle di Tora.
Foto 5 – Cartone affresco Buon Pastore
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