Un endemismo nel cuore d’Italia, a cura di Fabiano Ermini, presidente dell’associazione Hortus Simplicium
Correva l’anno 1993 quando, sui pendii rocciosi che si affacciano sulla valle del Turano e del Salto, fu scoperta una nuova specie erbacea dai brillanti colori violacei: stiamo parlando della Campanula reatina Lucchese. Questa specie, appartenente alla famiglia della Campanulaceae, fu scoperta dal Professore Fernando Lucchese, docente della Facoltà Agraria dell’Università del Molise, durante una delle sue innumerevoli escursioni botaniche nel nostro territorio. Stiamo parlando di un endemismo, ossia di una specie presente in maniera spontanea esclusivamente in un territorio, in questo caso specifico, in un areale ben circoscritto alle due vallate sopra citate. Tale specie può essere ammirata in tutto il suo splendore solo “arrampicandosi” su queste scoscese rocce calcaree ad un altezza compresa tra i 400 e gli 800 m.s.l.m durante la sua antesi tra il mese di maggio e luglio. L’ambiente aspro ed inaccessibile ha permesso a questa specie di rimanere nascosta alla vista dell’uomo. Inoltre, vivendo esclusivamente tra le piccolissime fessure delle rocce, non ha trovato altre forme di competizione se non la condivisione non forzata con un’altra specie endemica delle regioni del centro Italia, la Cymbalaria glutinosa, con cui condivide queste piccole fessure inospitali per la maggior parte delle specie vegetali. Nell’articolo, per questione di tutela della specie, non possiamo divulgare la posizione esatta di questa piccola ricchezza locale.E ricordiamo, inoltre, che, trattandosi di una specie a rischio, è vietata la raccolta e l’eradicazione. Sta a tutti noi il compito della sua preservazione.
Fonte: Gruppo Fai