Figura 1 – Epigrafe Camarda
Estratto fino all’ultimo quarto del XX secolo dalle cave del monte Lacerone, il marmo di Cottanello è in verità una pietra calcarea di vario colore, dal rosa al rosso più denso, venato di bianco latte già apprezzato a Roma fin dall’età repubblicana.
Nel territorio sabino, ne resta valido esempio la villa rustica di Collesecco appartenuta dopo il I secolo d.C. dalla gens degli Aurelii Cottæ, e più tardi intorno all’anno mille impreziosita dalla mensa dell’altare dell’eremo di San Cataldo insieme con numerosi elementi architettonici ed artistici dell’abbazia di Farfa.
Anche le campagne di scavo ad Ercolano e a Pompei fin dal XVIII secolo portarono alla luce pavimenti musivi e arredi di marmo mischio di Cottanello, altrove utilizzati come spolia durante il medioevo e l’età moderna, ma questo materiale lucido e caldo di carattere ornamentale fu particolarmente apprezzato durante il Barocco.
Già nel 1545 il colonnato interno della basilica di San Pietro fu progettato utilizzando il marmo di Cottanello: durante la metà del XVII secolo le 44 monumentali colonne furono scolpite in situ dopo che i materiali grezzi furono trasportati attraverso il Tevere dal porto di Stimigliano fino alla Ripa grande: ne resta memoria il toponimo di Ponte delle Colonne da cui una carovana di buoi portò i marmi dalle cave di Cottanello fino a Stimigliano.
Figura 2 – Abaco Contigliano
Gian Lorenzo Bernini, Architetto della Reverenda Fabbrica di San Pietro, fu valido estimatore del marmo di Cottanello. Ne resta l’esempio nel ricco panneggio della monumentale tomba di Alessandro VII a San Pietro, dove in alto il papa è in ginocchio, assorto in preghiera, in basso le Virtù praticate durante il pontificato, Carità, Giustizia, Verità e Prudenza.
La famosa disputa tra Borromini e Bernini nella realizzazione delle chiese di Sant’Agnese in Agone e Sant’Andrea al Quirinale non coinvolse la scelta di utilizzare la bella pietra rosata, venata di bianco, tanto pastosa e brillante, da entrambi apprezzata per le sue qualità.
Meritano ancora gli arredi della monumentale collegiata arcipretale dedicata a San Michele Arcangelo a Contigliano, progettata dall’ultimo dei Maestri Lombardi nel territorio reatino e sabino, Michele Chiesa dove morì ottantenne mentre si ingegnava a realizzare l’abside che con la sua massa armoniosa ed imponente domina la piana e sembra quasi proteggere con il suo abbraccio le case e il popolo dei fedeli.
L’edificio, dagli eleganti volumi di impronta barocca, alterna il duttile e caldo materiale laterizio alle pietre mischie delle pareti ed alla solida pietra rosata del portale con raffinati effetti cromatici che ingentiliscono le masse.
La collegiata si articola nella basilica inferiore, accessibile dalla cosiddetta Porta dei Santi, e nella vasta aula della basilica superiore, affiancata dalle cappelle a cornu Epistulæ ed a cornu Evangelii dotate dalle più cospicue famiglie del paese.
Le acquasantiere, l’abaco, l’epigrafe che fa memoria della consacrazione il sette maggio 1747 ad opera del vescovo Antonino Serafino Camarda O.P. sono esempio della bella pietra di Cottanello per cui l’ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha inventariato fino a 150.000 opere architettoniche ed artistiche.
Marmo di Cottanello – Acquasantiere Contigliano
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