Il Giudizio Universale torna a splendere: Rieti riscopre il capolavoro dei Torresani
A cura di Fabrizio Finamore
Lavori di restauro del ciclo pittorico del Giudizio Universale

Un’opera straordinaria del Cinquecento, nascosta all’interno della Caserma Verdirosi di Rieti, si prepara a tornare a nuova vita. Grazie al finanziamento dell’Otto per mille della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono infatti iniziati i lavori di restauro del ciclo pittorico del Giudizio Universale realizzato tra il 1552 e il 1554 da Lorenzo e Bartolomeo Torresani, pittori veronesi attivi tra l’Umbria meridionale e la Sabina. L’intervento riguarda l’oratorio di San Pietro Martire, preziosa testimonianza dell’arte religiosa del Rinascimento, e si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione culturale del territorio.

Giuseppe Cassio, direttore dei lavori e responsabile scientifico del progetto, sottolinea l’importanza dell’opera non solo per la sua qualità artistica, ma per il contesto storico e spirituale che rappresenta. Il ciclo pittorico fu commissionato dalla confraternita di San Pietro Martire, in stretta connessione con l’Ordine domenicano, e si distingue per l’impaginazione iconografica influenzata dalla teologia escatologica dell’epoca. I fratelli Torresani riescono a fondere sapientemente la lezione di grandi maestri del Rinascimento come Signorelli e Michelangelo, offrendo una narrazione intensa e dinamica del Giudizio Universale, che alterna visioni celesti e dannazioni infernali con straordinaria abilità tecnica e compositiva.

«Il restauro – spiega Cassio – punta a consolidare le superfici pittoriche e gli intonaci, indeboliti anche dai recenti eventi sismici restituendo nel complesso una lettura coerente grazie alla meticolosa azione di recupero delle cromie originali e al trattamento delle lacune. Un intervento che guarda con rispetto al restauro eseguito nel 1907 dal reatino Giuseppe Colarieti Tosti, laddove questo si dimostri ancora funzionale alla corretta conservazione, ma finalizzato a garantire, in via prioritaria, la tutela delle superfici sottoposte a forti stress legati alle condizioni ambientali. L’intervento, progettato e coordinato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, sarà completato nella tarda primavera del 2026. Intanto stiamo programmando un open day con visite guidate al cantiere per avvicinare il pubblico alla storia e ai dettagli di questo capolavoro».

Determinante il ruolo del Comune di Rieti, che ha promosso e sostenuto il progetto inserendolo nella rete del Museo diffuso, come spiega l’assessore alla Cultura Letizia Rosati: «L’oratorio e il chiostro sono di proprietà comunale. Per noi questo recupero non è solo conservazione, ma un’occasione concreta per arricchire l’offerta culturale e turistica della città. Una volta conclusi i lavori, l’oratorio entrerà nel circuito del museo diffuso, che collegherà cinque siti di pregio con un biglietto unico e visite guidate, per offrire un’esperienza completa e consapevole a cittadini e visitatori».

L’opera dei Torresani, che probabilmente sarà stata anche influenzata per ambizione e linguaggio artistico dalla Cappella Sistina, rappresenta un momento di grande modernità per la pittura del suo tempo, e il suo ritorno alla luce promette di essere uno dei punti di forza della valorizzazione del patrimonio culturale reatino nei prossimi anni.

In un’epoca in cui la valorizzazione del territorio passa anche attraverso il recupero del suo patrimonio nascosto, il restauro del Giudizio Universale dei Torresani è molto più di un’operazione conservativa: è un invito a rileggere la storia attraverso l’arte, restituendo alla comunità e ai visitatori un tesoro che parla ancora con voce potente di fede, bellezza e identità.

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