Il giorno 8 marzo, con la consulenza della Sezione di Rieti della ANVRG, nel quadro della valorizzazione dei fatti del Risorgimento avvenuti nella valle del Velino, in provincia di Rieti, al mattino il Comitato organizzatore si è recato nella Frazione Ponte Alto del Comune di Castel Sant’Angelo per l’apposizione del primo tricolore italiano nella facciata della abitazione della famiglia Purini dove anni addietro sono state ritrovate due bandiere con i colori della bandiera adottata dall’esercito delle Legazioni che nel 1831 mosse da Bologna per ottenere la cessazione del potere temporale dei Papi.
Il Comitato organizzatore alle ore 10,00 accompagnato dalla Banda municipale di Cittaducale in grande uniforme con la presidente Daniela Crescenzi, si è recato a Ponte Alto dove, alla presenza del presidente della APS Amici di Ponte sig. Eugenio Simoni, di un folto pubblico e dai rappresentanti del Gruppo Alpini del Velino, ha collocato sulla facciata della casa Purini dove, è stata apposta anche una targa, la bandiera ricostruita su modello della originale.
Nell’occasione l’avv. Gianfranco Paris e Francesco Rinaldi, presidente onorario il primo e presidente il secondo della Sezione ANVRG di Rieti, hanno ricordato gli eventi storici nei quali si colloca quel ritrovamento.
Si tratta di due bandiere ritrovate dal prof. Purini di Forte dei Marmi, originario di Ponte Alto, Frazione de Comune di Castel Sant’Angelo sito nella valle del Velino in Sabina, territorio della Provincia di Rieti. Le due bandiere furono donate da prof. Purini al senatore Giovanni Spadolini, collezionista di cimeli risorgimentali, e oggi esposte nel Museo della Fondazione intestata al nome dello stesso.
Esse furono ritrovate dal Purini nel sottoscala di una piccola abitazione composta di due stanze, di provenienza familiare, una sotto l’altra sopra, collegate da una scala che in tempi lontani era stata murata.
Dall’esame storico delle medesime risultò che si trattava di bandiere di formato diverso da quello che poi divenne usuale per le bandiere fino ad oggi, a colori quadrati. Le tre bande di colore erano più lunghe in senso verticale a forma di rettangolo, la prima era di color verde oliva, quella centrale bianca e l’estrema rossa, il verde il colore della speranza, il bianco e il rosso erano i colori di molti comuni italiani dei tanti stati in cui era divisa la penisola. Le due bandiere sono senza vessilli e senza emblemi. Con queste caratteristiche è stato facile risalire a quale epoca appartenessero ed in quale occasione erano state usate.
E’ risaputo che Napoleone dotò il Battaglione italiano arruolato nel suo esercito nel 1796, durante la campagna italiana, di un tricolore che ne distinguesse la provenienza, in omaggio ai colori della coccarda che i martiri bolognesi avevano adottato nel 1794.
Il 7 Gennaio 1797, su mozione di Giuseppe Compagnoni di Lugo, a Reggio Emilia il Congresso della Repubblica Cispadana adottò la bandiera tricolore a bande orizzontali rettangolari, con il rosso disposto nel lato superiore. Nella banda centrale bianca, al centro della bandiera, venne disposto il simbolo del turcasso con le 4 frecce a simboleggiare i popoli che avevano aderito alla Repubblica.
Poi l’11 Maggio 1798 il Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina adottò il tricolore, nelle proporzioni di quelle ritrovate a Ponte Alto, con tre bande rettangolari parallele all’asta, adiacente alla quale venne posta la banda verde. Quella bandiera non recava alcuno stemma o simbolo impresso nella tela, entrambe le bandiere sono esposte presso il Museo del Tricolore di Reggio Emilia.
Dichiarata defunta la Repubblica Cisalpina dallo stesso Napoleone, della bandiera adottata l’11 maggio de 1798 si perdettero le tracce. Ricomparve nel 1931, con le dimensioni di quella del 1798, in occasione della sollevazione delle provincie emiliane quando un esercito, guidato dl gen. napoleonico Sercognani, partì da Bologna diretto a Roma con l’esercito delle Legazioni per deporre il papa, e quella bandiera garriva sopra le varie formazioni militari. Nello stesso anno Giuseppe Mazzini adottò il tricolore come simbolo del Risorgimento nazionale.
In quell’occasione l’esercito delle Legazioni giunse fino alla città di Rieti, ponendola in stato d’assedio.
Accadde però che l’Imperatore d’Austria decise di intervenire a favore del Papa, e il gen. Sercognani fu costretto a interrompere l’azione diretta verso Roma per salvare le proprie truppe da uno scontro impari che ne avrebbe provocato l’annientamento.
La città di Rieti, che era una provincia dello stato pontificio, era situata al confine con il Regno delle due Sicilie, che distava appena circa due km. Il comune di Castel Sant’Angelo e la frazione Ponte Alto, all’epoca era nel territorio del Regno delle due Sicilie.
Attorno a quel confine esisteva da tempo una intensa attività carbonara, dal quale certamente confluirono nell’esercito del Sercognani alcuni volontari (che già nel 1821 avevano combattuto nella battaglia di Rieti/Antrodoco dal 7 al 9 marzo tra l’esercito napoletano, guidato dal gen. Guglielmo Pepe e quello austriaco, guidato dal gen. Frimont), certamente antesignani dei tanti che di lì a poco ingrossarono le fila dei garibaldini che operarono nella stessa zona durante la Repubblica Romana.
Tra questi certamente un avo del prof. Purini che, tornato a casa, dopo la partenza del gen. Sercognani, portò con sé le bandiere da conservare per momenti più favorevoli e le murò per prudenza nel sottoscala in attesa di tirarle fuori non appena se ne fosse ripresentata l’occasione.
Una bella storia che arricchisce di un nuovo tassello la casistica dei fatti avvenuti a Rieti e in Sabina durante il Risorgimento.
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