Colelli
A cura di Alessandra Vincenti Mareri
La famiglia Colelli ottiene il grado di Gonfaloniere già nel 1543 e gode dei privilegi della nobiltà per aver avuto illustri esponenti nelle Armi e nelle Lettere.
Il Palazzo Colelli si trova in Via Garibaldi ed è famoso per aver ospitato nel 1849 Giuseppe Garibaldi con la moglie Anita e dove fu costituita la Prima Legione Italiana, il cui comando di reclutamento era insediato proprio a Palazzo Colelli.
Vi si trova la targa apposta nel palazzo nel 1890 e recentemente restaurata.
Per questo Rieti è città del Risorgimento:
Proclamata la decadenza del Papato la nascita di uno Stato Repubblicano, urgeva ricostituire il Corpo volontario dei Legionari che avevano già operato nell’Italia Settentrionale. Dopo aver scelto Rieti come sede strategica per il completamento della Prima Legione Italiana, Garibaldi si sistema a Palazzo Colelli, che lascerà solo il 13 aprile 1849 spostandosi ad Anagni per fronteggiare il confine borbonico.
Anita era abituata alla vita avventurosa del suo uomo, conosciuto e amato perché rivoluzionario. Lo aveva seguito in Sudamerica e poi in Europa, durante le campagne di guerra, anche dopo la nascita dei figli, ma non accettava il ruolo di tranquilla madre di famiglia in attesa di un marito che rischiava la vita tutti i giorni sui campi di battaglia. Anita comprende che forse in Sabina potrà trascorrere un periodo tranquillo con il suo compagno. Giunge a Rieti il 26 febbraio 1849 e inizia il periodo più felice della sua vita in Italia. I Garibaldi abitano al primo piano del Palazzo, nella camera da letto dei marchesi Colelli, trasferitisi al piano superiore. Al piano terra è stata attrezzata una sartoria per la confezione delle divise da consegnare ai nuovi arruolati della Legione. Anita, “Sor’Annita”, non tarda a rendersi utile e la sua presenza consente di sistemare nello stesso piano terra anche un’infermeria a disposizione della Legione.
Fu a Rieti che godette insieme a Giuseppe di giornate serene, fu a Rieti che il loro amore concepì il quinto figlio che non vide mai la luce per la prematura scomparsa della ancor giovane madre alle Mandriole. E fu Rieti l’unica città italiana che ebbe modo di conoscere veramente per aver vissuto a contatto con i suoi abitanti.
A commemorare la figura di Anita, nel 2019, è stata posta una statua di bronzo su un blocco di travertino “Anita, impeto e passione “ ad opera dello scultore reatino Luca Rampazzi che si trova nel Parco di via Liberato di Benedetto.
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