La chiesa parrocchiale di Greccio, intitolata a San Michele Arcangelo, fu ricostruita una prima volta e fundamentis dopo l’assedio subito nel 1242 da parte delle truppe di Federico II.
Il verbale della visita apostolica condotta il 29 gennaio 1574 da monsignor Pietro Camaiani, vescovo di Ascoli Piceno, Visitatore delle diocesi dell’Umbria meridionale allo scopo di verificare lo stato di attuazione dei decreti del concilio di Trento, emanati dieci anni prima la descrive ordinata, ne loda il fonte battesimale da poco allestito a cura del parroco don Pietro Capelletti, dettando i successivi interventi di adeguamento liturgico secondo le prescrizioni conciliari che si sarebbero conclusi durante la quarta decade del XVII secolo, che vide l’impegno della comunità per il definitivo riassetto della chiesa.
In questa fase di riassetto il pittore sabino Vincenzo Manenti allestì le cappelle a cornu Epistulæ dedicate a Sant’Antonio di Padova ed alla Madonna del Rosario.
Le pareti di entrambe furono decorate con la tecnica mista messa a punto dall’artista che fissava il dipinto sull’intonaco utilizzando la tempera a secco.
Sull’altare della cappella di Sant’Antonio di Padova fu disposta la tela dedicata al Santo affiancato da San Michele Arcangelo e San Francesco d’Assisi.
Nel 1799, il castello di Greccio fu messo a ferro e fuoco dalle truppe del capo di Stato Maggiore dell’Armata d’Italia Louis-Alexandre Berthier maresciallo dell’Impero, principe di Wagram, Neuchatel e Valangin,che il 7 dicembre 1797 aveva occupato Roma esautorando papa Pio VI e il 15 febbraio 1798 aveva proclamato la Repubblica Romana.
La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo fu profanata e chiusa al culto fino al 1831: poté essere riconsacrata nella ricorrenza patronale del 1832 dal vescovo Gabriele dei conti Ferretti, nobile anconitano che resse la Diocesi reatina dal 1827 al 1833 quando fu destinato alla Nunziatura di Seleucia.
I dipinti parietali, pesantemente ridipinti agli inizi dell’Ottocento, sono oggi lacunosi, segnati da crettature e cadute di colore, chiazzati a tratti da macchie di umidità più o meno estese, bisognosi di un sollecito ed accurato intervento di restauro. Anche per la tela i danni più severi sono stati causati dal degrado subito dopo la devastazione del 1799, quando la chiesa rimase a lungo scoperchiata e la tela in particolare subì gli effetti nocivi degli agenti atmosferici. Il generoso intervento degli Artisti della Solidarietà, degli Amici del Centro storico di Greccio, di alcuni dei clubs Lions del Distretto 108 L, d’intesa con la Diocesi e sotto l’alta sorveglianza SABAP, ha consentito il restauro della bella tela manentiana affidata ai restauratori della ditta Tecnicon.
Già dalla pulitura preliminare condotta dai restauratori ricorrendo all’ utilizzo di saliva sintetica, di una soluzione di acqua e ammoniaca e di white spirit, dopo aver eseguito test preliminari utili a stabilire il giusto livello d’intervento sono emersi elementi interessanti per consentire la corretta lettura dell’opera: con la rimozione delle vernici alterate e delle vecchie stesure di olii, che nascondevano la brillantezza dei colori originali, si sono rese evidenti le figure dei Santi in tutti i loro particolari e dal fondo scuro ed opaco della tela sono emersi negli angoli del registro superiore i profili di due graziosi angioletti precedentemente illeggibili.
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