La presentazione di “Vita di Giulia Farnese” dell’illustre reatino Gianfranco Formichetti per le edizioni Bompiani è stata di grande successo.
Nella splendida cornice della Galleria del Cembalo di Palazzo Borghese a Roma, Paola Stacchini Cavazza ed Emanuela Varano, con l’Associazione dal Vero, hanno accolto il pubblico per ascoltare, insieme alla narrazione dell’Autore, gli interventi di Claudio Strinati, Fabrizio Moscato e Rosalba Panzieri. Dopo il saluto della padrona di casa, è stata la volta della Varano che ha introdotto l’autore ricordando il profilo dello studioso, già autore di fortunate biografie su Tommaso Campanella, Caravaggio e Antonio Vivaldi, sottolineando la traduzione giapponese, fresca di stampa, di quest’ultima.
Il professor Strinati ha avuto parole lusinghiere per l’impegno di Formichetti nel saper portare il lettore nella magica atmosfera di fine ‘400 primo ‘500, mettendo in risalto la figura centrale della donna più affascinante del rinascimento romano. Nel seguire le vicende di “Giulia la bella”, così definita per antonomasia, la narrazione è entrata nel vivo della vita del tempo, stagione di magnificenza artistica interpretata da figure straordinarie come Raffaello, Michelangelo, Leonardo, giganti della storia religiosa quali Alessandro VI Borgia, Giulio II, Leone X, e con lo scenario internazionale segnato da protagonisti assoluti come Carlo VIII Carlo V.
Fabrizio Moscato ha messo in risalto le qualità narrative dell’autore nell’aver saputo mettere in rapporto la protagonista con altre figure di primo piano quali Lucrezia Borgia, il fratello Cesare e tutti gli intrecci politico-diplomatici del tempo nei quali Giulia Farnese sapeva essere figura non secondaria.
Rosalba Panzieri si è intrattenuta sulla fusione tra storiografia, romanzo inchiesta, capace di restituire al lettore una tridimensionalità dei personaggi che si muovono nella temperie di avvenimenti di risonanza mondiale, collocati nel loro tempo, ma capaci di assumere una straordinaria contemporaneità come si trattasse di icone che portano in seno istanze eterne.
Nel suo intervento Formichetti ha sottolineato il fascino del ritrovarsi coinvolto nella scrittura, tanto da divenire egli stesso comprimario degli avvenimenti descritti. Un po’ come fa Caravaggio quando si ritrae tra i personaggi dei suoi quadri.
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