Nella mia ricerca dei musicisti che hanno onorato la terra sabina ho trovato, tra i tanti, Matteo Capranica, il compositore, organista e maestro di cappella.
Matteo Capranica, secondo i più accreditati editori, Larousse e Ricordi, sarebbe nato ad Amatrice (Amatrice , frazione di Capricchia, 26 agosto 1708 – Napoli, 9 dicembre 1776) quando quel territorio era compreso nel Regno di Napoli, l’antico “Regnum Siciliae citra Pharum”, vale a dire “Regno di Sicilia al di qua del Faro”.
Il giovane musicista studiò musica a Napoli al Conservatorio di Sant’Onofrio, dove ebbe come insegnanti Nicola Porpora, Ignazio Prota e Francesco Feo, quest’ultimo, fu uno dei migliori allievi del maestro reatino Giuseppe Ottavio Pitoni, considerato “massima espressione del barocco polifonico romano”.
Terminati gli studi, Matteo Capranica, fu attivo come maestro di cappella in diverse chiese napoletane nelle quali si dedicò alla composizione di opere e di musica sacra.
Grazie alla sua bravura, fu nominato organista del secondo coro della cappella del Duomo di Napoli (la famosa Cappella del Tesoro). La sua prima produzione fu l’opera buffa “Il Carlo” rappresentata nel 1736 al Teatro Nuovo di Napoli.
Due “arie” del successivo lavoro, “L’amante impazzito”, ovvero “Io vò cercando” e “Ombra bella dell’idolo amato”, sono conservate nella Biblioteca del Conservatorio Musicale di Bruxelles.
Matteo Capranica, dopo l’improvvisa morte del maestro Leonardo Feo (ripeto, importante allievo di Giuseppe Ottavio Pitoni), completò la partitura de “La finta frascatana”, opera che venne rappresentata a Roma nel 1744.- Matteo Capranica, insieme ad Alessandro Scarlatti, Nicola Porpora ed altri due allievi del Pitoni, Francesco Durante e Francesco Feo, furono i fondatori della scuola di Napoli, dove sono cresciuti compositori drammatici di prim’ordine.
Opere di Matteo Capranica, oltre che a Napoli, sono conservate nelle biblioteche musicali di Glasgow, Darmstadt, Berlino e Milano, nella biblioteca Corsiniana e nell’Accademia dei Lincei.
Il compositore Matteo Capranica va ad incrementare l’elenco dei tanti musicisti reatini che si sono distinti nel mondo internazionale della musica, ma non nella loro città che resta sorda e dove, purtroppo, sono perfino sconosciuti.
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