Nel 1252, il Comune di Rieti decretò l’allargo, l’addizione urbanistica che ampliava il tracciato difensivo da est ad ovest della città circoscrivendo con le nuove mura i terreni pianeggianti destinati al raddoppio degli antichi terzieri di porta Accarana, porta Cintia, porta Romana.
La città di divise dunque nei sestieri che ancora trassero il nome dalle preesistenti porte cittadine, porta Accarana de intus et de foris, porta Cintia de supra et de suptus, porta Romana de supra et de suptus. Ma la solida cerchia muraria che si ricongiungeva con il fiume Velino, utilizzato come difesa naturale e non solo come alimentatore delle attività orticole ed artigianali da cui i ceti popolari traevano il loro sostentamento, era intercalata anche da altre porte, per lo più piccole e meno munite, utili a collegare i sestieri interni con la campagna circostante.
Così, da est ad ovest, lungo il tratto settentrionale delle mura si affiancarono la porta Cordale, la porta d’Arce, la porta San Benedetto, la porta Conca, la porta Leporaria, la porta San Giovanni, la porta Santi Apostoli ben documentate nelle fonti d’archivio, che lasciano qualche traccia saliente nello spazio urbano.
Tra queste porte, dopo le demolizioni susseguitesi tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento che per cause diverse hanno trasformato definitivamente il profilo urbano, resta pressoché intatta nel suo assetto quattrocentesco la porta Conca sovrastata sulla pagina esterna dallo stemma lapideo del cardinale Angelo Capranica, che fu vescovo di Rieti tra il 1450 ed il 1464.
Varcata la soglia della porta Conca, all’interno del perimetro delle mura si trova un’antica vasca di riuso adattata per le svariate esigenze della popolazione del rione.
Si tratta di un solido sarcofago in travertino, dalle semplici forme squadrate che inducono a supporne la datazione tra il II e il III secolo dell’era cristiana, riutilizzato come vasca per il fontanile destinato agli usi promiscui, così come venivano stabiliti dagli Statuti Civici.
La tipologia del manufatto non consente una datazione più precisa, ma è plausibile che nell’area della preesistente porta Herculana esistessero sepolture che affiancavano il vicino decumano, costituito dal tratto urbano della Salaria.
Secondo gli Statuti Civici compilati dopo la delibera dell’allargo, l’addizione urbanistica della metà del Duecento che ridisegnò l’assetto urbanistico reatino, la prima fonte pubblica fu allestita in piazza del Leone ed alimentata dall’acqua che scorreva nei pressi della basilica di Sant’Agostino. Solo nel 1618 l’architetto ed ingegnere idraulico Carlo Maderno avrebbe realizzato l’acquedotto della Bollica e costruito la mostra d’acqua decorata con tritoni e delfini che dopo alterne vicissitudini è stata riallestita sul finire del XX secolo nella piazza principale.
La fontana di porta Conca è stata recentemente oggetto di un accurato intervento di restauro eseguito da Simone Battisti, esperto restauratore specializzato nel trattamento e nella conservazione dei materiali lapidei, sotto l’alta sorveglianza SABAP.
Calcagnadoro
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