Come descritto in numerosi antichi documenti e nei diari conservati nel ricco archivio della famiglia Solivetti, l’antica ed illustre famiglia Flacchi di Rieti ha come capostipite un Fiacrio Rombar di Lorena, che nel 1540 giunse a Rieti dove si stabilì e sposò una giovane del posto.
Secondo la tradizione familiare egli era figlio di un Signore di Rombar e scese in Italia al seguito di Francesco I di Francia, passando successivamente, a seguito della disfatta di Pavia, nelle file delle Bande Nere pontificie. Tra i documenti dell’archivio è conservata la corrispondenza con Fra Maurizio di Lorena, nipote di Fiacrio, Frate cappuccino. E’ da rilevare come i frati francescani si chiamino e si firmino con il nome della città di provenienza; mentre, il nostro si firmi “di Lorena” come se fosse il suo cognome, a riprova del suo alto lignaggio.
Fiacrio, prima della sua morte avvenuta nel 1575, ebbe tre figlie femmine tra le quali Caterina che sposò Pietro Antonio di Giuliano, da Perugia, il quale assunse come cognome il nome del padre di Caterina Fiacrio, successivamente adattato in Flacchi.
La famiglia Flacchi ebbe il suo palazzo principale sulla Via Garibaldi, accanto a quelli dei Crispolti, dei Vincenti, dei Cappelletti e dei Cerroni, e la sua appartenenza alla nobiltà cittadina è documentata anche dalla presenza del suo stemma in un antico manoscritto del 1664 conservato nella Biblioteca Civica di Rieti. Esso è così blasonato:
D’azzurro a tre fasce d’oro accompagnate in capo da tre gigli di argento.
È importante sottolineare come risulti altamente probabile che le famiglie comitali Cialli Flacchi e Flacchi Fortebracci di Sutri derivino da un ramo collaterale dalla famiglia Flacchi di Rieti, che è il ramo originario e più antico. A riprova di ciò, nell’armeria della Rocca di Posticciola, frazione di Rocca Sinibalda, proprietà dei Solivetti e credibilmente acquistata dai Flacchi nel 1682, è conservata un’asta di bandiera presa ai turchi nella battaglia di Lepanto nella quale un Aurelio Flacchi da Sutri ebbe il rango di Capitano di fanteria imbarcata nelle navi pontificie. Nella medesima armeria sono conservate parti di corazza coeve, recanti il punzone dell’esercito pontificio.
Pietro Antonio Flacchi e Caterina ebbero quattro figli: Basilio, che sposò Ortensia Palmerini ed ebbe due figlie, che non si maritarono per cui il ramo si estinse.
Crisogono, illustre studioso, nel 1607 seguì il Cardinale Guido Bentivoglio, Nunzio Apostolico a Bruxelles, città dove sposò Barbara figlia di Cornelio Protospatario, della illustre casata originaria della Grecia. Crisogono rimase a Bruxelles dove servì altri sei Nunzi e fu per tre volte internunzio finché, dopo la morte della moglie si fece sacerdote. Crisogono e Barbara ebbero 12 figli, alcuni applicati alle armi, altri alle lettere. I loro discendenti godettero della nobiltà e tra questi si distinsero Sieur Engelbert Flacchio, nominato nel 1649 re d’armi e araldo del Lussemburgo e autore della monumentale Genealogie de la tres illustre, tres ancienne et autrefois souvraine maison de La Tour, e l’Ecuier Felix Flacchio, nominato pourseirvants d’armes del Lussemburgo nel 1650.
Cesare, che figura come Priore nel 1645, nel “Registro dei Gonfalonieri e Priori, 1575-1725”, conservato nell’Archivio di Stato di Rieti. Egli ebbe numerosi figli: dalla prima moglie Barbara Scarelli, tra cui Michele Flacchi, che fu eletto Consigliere di Porta Carceraria il 28 luglio 1652 e nel Consiglio nel 1658. Fu ancora nel Consiglio tra i Notai il 6 settembre 1690. Egli fece testamento il 17 luglio 1706 istituendo un fidecommisso e morì il 21 aprile. Dal suo matrimonio con Caterina Martini ebbe plurimi figli, tra cui Carlo, sacerdote, nato il 13 giugno 1646 e morto il 21 gennaio 1721 e sepolto nella tomba di famiglia nella Cattedrale, di cui aveva il beneficio, ma il più noto è Francesco Antonio, nato il 4 dicembre 1657 e morto il 18 giugno 1718. Egli accrebbe il lustro della sua famiglia: Dottore, Notaio e Sindaco, Esattore fiscale dal 1° luglio 1684, Avvocato dei poveri il 24 febbraio 1686, Consigliere più volte.
Francesco Antonio Flacchi, dal suo matrimonio con Maria Maddalena Selli ebbe anch’egli numerosi figli; tra essi, spicca Giulio Flacchi, sposato con Barbara Mariotti, da cui ha avuto sei figli.
Tra essi risaltano Francesco Antonio, medico delle Corazze Pontificie nella Compagnia del Capitano Aurelio Stagni e Carlo Maria, nato il 17 agosto 1723, sposò Rosa, figlia del Dottor Domenico Catenacci, come risulta dal contratto dotale del 15 gennaio 1762. Morì poco dopo, il 20 agosto 1762.
Carlo Maria Flacchi e Rosa Catenacci ebbero un solo figlio, Carlo Camillo, poi chiamato solamente Camillo, che nacque postumo il 15 gennaio 1762. Fu un personaggio di rilievo e venne eletto Consigliere per Porta Romana il 21 gennaio 1781, Priore Nobile il 18 gennaio, il 21 marzo, il 21 luglio, il 1° agosto e il 26 settembre 1784, Presidente del Sacro Monte il 27 luglio 1784. Il 25 gennaio 1785 fu nominato Maestro di Camera del Vescovo di Rieti Saverio Marini. Camillo sposò il 23 gennaio 1787 Camilla Scatena, nata a Montecassiano nelle Marche.
Camillo Flacchi e Camilla Scatena, procrearono sette figli tra i quali Valentina, nata il 21 agosto 1803 e battezzata il 22 (doc. 24), che il 25 agosto 1822 sposò Michele Angelo Luigi Solivetti, Ingegnere capo dello Stato Pontificio, patrizio lombardo, inviato dal Papa a Rieti per costruire i ponti e la ferrovia. Valentina Flacchi, come unica discendente con prole del ramo principale della Famiglia, ne ereditò tutti i beni, per mancanza di altri eredi, che passarono così in casa Solivetti. Il palazzo principale della famiglia, in Rieti, sito all’angolo di vicolo Cerroni, su via Garibaldi di proprietà di Pietro Flacchi, fratello di Valentina, fu ereditato dalla nipote Virginia Solivetti per testamento olografo di Pietro, datato 3 settembre 1872.
L’unico figlio maschio di Valentina, Alessandro Solivetti, sarà un insigne neurologo, allievo del famoso medico parigino Charcot e morirà come Direttore del Manicomio di Roma e Professore di Neurologia, e sarà l’ultimo della famiglia a nascere a Rieti, ove risiedette saltuariamente, sino alla morte, nel 1893.
Vincentini
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