Degli uomini più distinti di Rieti di Antonio Colarieti 1860 – Memoria in itinere? (parte I)
A cura di Maurizio Marchetti

Nell’introduzione alla sua ricerca, l’avv. Antonio Colarieti osservava “Se con tanta avidità si van cercando nelle  viscere della terra antiche reliquie, se con scrupolo quasi superstizioso si cura di conservare ne’ Musei ogni piccola pietra … perchè dalle patrie cose trascurar ciò che, se non fu grande o squisito, fu almeno non dispregevole? perchè lasciar perire … tanti nomi generosi, che negli studi e nelle arti, se pur non vi giunsero, mirarono all’eccellenza, e con lo slancio dell’ingegno si fecero strumento di patria gloria“. Con il generoso approccio inclusivo anche di chi non raggiunse l’eccellenza, i Reatini più o meno diffusamente descritti sono circa 85. L’autore non ebbe, comunque, una risposta alla sua domanda per quanto riferibile alla sua persona, pur avendo tramandato molte informazioni su personaggi più o meno noti ai suoi giorni. Vana sarebbe la ricerca di suoi dati biografici: nel Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, il Colarieti non compare se non come riferimento bibliografico nelle schede di cinque “Distinti” (Belloni, Consolo, Latini, Picerli, Canale) con la sola citazione della sua opera. Anche nel Dizionario Storico Biografico del Lazio in 3 volumi della Regione Lazio, 2000, compare nella vastissima bibliografia con il suo libro, ma non risulta poi citato nelle voci dei più illustri Reatini (ad es. Pompeo Angelotti), così come non vengono inseriti nel Dizionario della Regione non pochi “Distinti Reatini” pur pregevolmente e meritatamente trattati dal Colarieti. Non v’è dubbio che la ricerca storica e l’illustrazione di tanti personaggi abbia convintamente impegnato e a lungo l’autore. Egli stesso fa cenno alle difficoltà incontrate:

Duolmi però  che di taluni poco si sappia, di molti neppur sia dato discorrere, perchè, o per avita non curanza, o per ripetute vicende di barbarie incursioni o di reperiti archivi ne’ vari casi in cui la città arse quasi per intero

(In nota 1, P.6 cita Codice Vaticano in cui sono ricordati i vari incendi più devastanti es. AD MCCXII Reate fuit combustum quasi per totum, MCCCLVI Se arse in Rieti da S. Nicola per fino ad Sanctum Franciscum con meso paise).

Il Colarieti dà poi una sua conoscenza delle fonti di storia reatina che comprendono la “Disertazione di Aldo Manuzio. Roma 2 luglio 1564 Dedicato al Card. Amulio”, “De antiquitatibus Italiae at Reatis” di Mariano Vittori, anno 1600, “Descrizione della città di Rieti” di Pompeo Angelotti, anno 1635 e tre libri di Memorie del canonico Carlo Latini “tuttora inediti e incompleti”.

Il libro del Colarieti riporta in fine “Rieti 28 maggio 1860 visto approvato per la Curia Vescovile Arciprete A. Ciani Revisore” e “Rieti 29 maggio 1860 visto per l’Apostolica Delegazione Luigi Canonico Ricci Revisore. E qui appare un importante discrimine che forse può far luce su alcuni interrogativi riguardanti l’autore e la sua opera. Il Regno d’Italia, proclamato il 17 marzo 1861, vede l’annessione di Rieti al Piemonte, sancita dal plebiscito del 4 novembre 1860, in anticipo alla Sede Romana avvenuta il 20 settembre 1870. Il libro è forse uno degli ultimi stampati con visto e approvazione della Curia Vescovile e della Delegazione Apostolica in Rieti. È facile immaginare come il Colarieti sia stato oltremodo attento alle scelte editoriali da far passare all’Autorità religiosa e, al di là di ogni altra considerazione di merito, l’opera viene così a rappresentare l’ultimo scritto storico reatino con imprimatur, certamente un unicum di particolare interesse per meglio comprendere il lavoro del Colarieti, che pubblicava presagendo quali potevano essere le reazioni dei nuovi governanti nelle istituzioni unitarie che già avevano iniziato a riscrivere la storia. Non deve essere un caso che i personaggi ultimi descritti si fermino, e in zona neutra, alla fine del ‘700. 

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