Una volta effettuati gli indispensabili interventi di consolidamento dell’edificio dopo il violento terremoto
del 28 giugno 1898, poco più che ventenne Antonino Calcagnadoro fu incaricato della decorazione del
piano nobile del palazzo dei Chierici Ministri degli Infermi, della cappella privata e della sagrestia
dell’adiacente chiesa intitolata ai Santi Ruffo e Carpoforo.
Si trattò di un lavoro impegnativo, che consentì al giovane artista di sperimentare soluzioni decorative di
varia ispirazione, quasi alla ricerca di una propria, originale cifra distintiva.
Per gli ambienti del palazzo, si propose l’imitazione dell’antico nell’elegante sequenza di grottesche della
galleria che collega gli ambienti del piano nobile, mentre nelle lunette sovrastanti le porte che si aprono ai
lati raffigurò con didascalico calligrafismo le Storie di San Camillo de’Lellis.
La sequenza iconografica culmina nei riquadri della Gloria di San Camillo e dell’Esaltazione della Croce
in un aereo, leggiadro volo d’angeli.
Gli ambienti severi delle sagrestie che collegano il palazzo alla chiesa, che all’antico titolo dei SS. Ruffo e
Carpoforo aveva unito nel Settecento l’intitolazione a San Camillo de’Lellis, furono ispirati alle immagini
della romana basilica di San Paolo, decorati a tempera fingendo le lucide tessere azzurre di un mosaico in
cui sono raffigurati gli Apostoli, entro medaglioni a trompe-l’œil.
Ma la fantasia del giovane pittore poté sbrigliarsi nella piccola cappella privata, le cui pareti sono campite
di un color rosa particolarmente caldo e luminoso su cui risaltano con intensa suggestione le eleganti
figure degli angeli dalle grandi ali arcuate.
E’ questa la prima prova della suggestione esercitata sul giovane, fresco di studi accademici[1]
, dalla lezione dei Nazareni viennesi e dei Preraffaeliti anglosassoni: condividendone di certo lo spirito volto al
recupero della tradizione pittorica medievale, che ben si coniugherà in vista del VII centenario del transito
del Santo di Assisi e di Rieti con la sincera ispirazione di matrice francescana.
[1] Avviato all’attività di decoratore dal padre Cesare, grazie ad una borsa di studi assegnatagli dal Comune di Rieti Antonino aveva potuto perfezionarsi a Roma seguendo i corsi dei maestri Bruschi e Prosperi presso il Regio Istituto delle Belle Arti, diplomandosi forse proprio in quell’anno 1898.
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