Attività teatrali a Rieti: antecedenti del Teatro dei Condomini tra il XVIII e il XIX secolo
La tradizione teatrale a Rieti ebbe solide radici dal medioevo: se la confraternita di Santa Maria della Misericordia provvedeva all’allestimento delle sacre rappresentazioni, l’Accademia del Tizzone collaborava attivamente quando si trattava di mettere in scena commedie e tragedie di diversa ispirazione, pure approvate dall’autorità ecclesiastica.
Già nel 1635 Pompeo Angelotti aveva descritto gli ambienti dedicati alle rappresentazioni teatrali: «Di rimpetto è il Colleggio novamente eretto dalla Città per opera dell’Eminentisimo, e Reverendiss. Sig. Cardinal Crescentio alle Muse & all’Ingegni Reatini, nati equalmente alle penne , & alle spade. Sotto questo, in un ampia sala dedicata a’ spettacoli di Tragedie, e Comedie eressero i nostri Maggiori palco, e scena stabili con ingegnose Machine, per honorato trattenimento, e ricreatione del Popolo».
Nel 1724, nella sacrestia della chiesa della confraternita della Misericordia nei pressi del corso, l’Accademia del Tizzone si era impegnata ad allestire un semplice palcoscenico dotato di una piattaforma mobile, una predella in legno che poteva essere facilmente montata per la recita di liriche e la rappresentazione di commedie e drammi ad uso di un pubblico selezionato.
La necessità di limitare il numero degli spettatori era dettata dalle dimensioni dell’aula al pianterreno dello stabile che un tempo aveva alloggiato gli appestati.
Finalmente con delibera del 4 aprile 1765 il Comune stabilì che nell’area adiacente si intraprendesse la costruzione di un teatro vero e proprio, conferendo l’incarico all’architetto e decoratore Giuseppe Viscardi, avviato all’attività di architetto e pittore dal padre Pietro, un argentiere di buona fama di origini leonessane.
Nell’arco di un triennio, con la spesa di 1380 scudi, Viscardi realizzò una elegante struttura in legno a tre ordini di palchi sovrastati dal loggione, sorretto da una serie di pilastri.
I palchi furono messi in vendita al costo di trenta scudi l’uno: il teatro divenne così una multiproprietà, meritando il titolo di Teatro dei Condomini che si aggiunse e poi sostituì al primo nome di Teatro dell’Accademia o Teatro al Corso.
Lo stesso progettista fu retribuito in parte mediante il riconoscimento della facoltà di vendere autonomamente i diciotto palchi del primo ordine, il cui prezzo era stato fissato a 36 scudi, ricavandone dunque poco meno di 650 scudi.
I biglietti per i posti in platea, per i quali non era previsto abbonamento, venivano messi in vendita per il singolo spettacolo al prezzo di dieci bajocchi.
La stagione teatrale durava dalle festività di Natale fino al martedì grasso. Era prevista una proroga fino alla prima domenica di quaresima ed erano messe in scena commedie, drammi ed opere liriche durante l’estate.
Solo il decreto dello Stato Pontificio che per evidenti motivi di salute pubblica precludeva l’utilizzo di teatri in legno portò alla decisione di costruire ex novo un teatro in muratura, realizzato durante l’Ottocento non senza vicissitudini fino all’unità d’Italia ed oltre.
Lin Delija, l’artista che trasformò l’esilio in arte
A cura di Angela ScilimatiAntrodoco, aprile 1994. Il feretro di Lin Delija percorre per l’ultima volta le strade di quel borgo che, dopo una vita...
Il centenario del monumento ai Caduti della Grande Guerra, ideato e realizzato da Giuseppe Calcagnadoro e Giuseppe Inghilleri (13 giugno 1926)
A cura di Ileana TozziLa Prima Guerra Mondiale, che costò al mondo intero nove milioni di vittime tra i militari a cui si aggiunsero circa sette...
Porta d’Arci intus et foris
Fino alla metà del XIII secolo, dalle origini sabino-romane la città di Rieti si era sedimentata sulle sponde della collina di roccia calcarea che...



