Antenati insigni sabini in ritratto di famiglia
A cura di Maurizio Marchetti

fig. 1 – La Sabina di Giubilio Mauro del 1592 incisa da Giovanni Maggi nel 1617

Dopo i Santi Patroni e Protettori Sabini, nell’anno in cui Rieti è a fianco dell’Aquila Capitale Italiana della Cultura, sembra appropriato ricordare o più realisticamente accennare ai nostri antenati che dettero lustro alla Sabina. Nessun vasto programma ma solo una qualche memoria. Del resto, la Sabina rimane sempre complessa da approcciare quale che sia la visuale considerata storicamente, geograficamente, … può essere uno spunto di memoria fare riferimento a una carta geografica ritenuta la prima che abbia descritto con compiutezza il territorio Sabino, almeno come risultava ai tempi dell’autore Giubilio Mauro, medico di Torri in Sabina, delineata nel 1592 ed incisa da Giovanni Maggio nel 1617.

La Carta, con titolo in cartiglio “SABINA”, in alto a destra porta sette medaglioni raffiguranti re ed imperatori romani e personaggi illustri provenienti dal territorio, come Nerva, nato a Narni, e Sertorio da Norcia. Le medaglie rappresentano dall’alto a sinistra: “T. Tatii.Tituri Sabini”, “Numae Pomp.Sab.Rom. Reg. II”, “Vespasiani. F. Aug. Sab. Rom. Imp. VII”, “Titi. Vesp. Flavii.Sab. Rom. Imp. VIII”, “Nervae. Cocce.II.Narn.Sab.Rom.Imp. X”, “Q. Sertorii.Nursini.Sabini” e, separato dagli altri sei, il medaglione di Domiziano, (Domitiani.Fla.Imp X).

fig. 2 – Particolare della Sabina di Giubilio con le medaglie

Tutti vengono dichiarati Sabini. E considerare la Sabina un’area molto più vasta di quella che nel tempo aveva nomen titolato è testimoniato dalla carta stessa. Norcia mantiene dall’antichità l’aura Sabina e fu secondo alcuni una delle prime capitali. E la carta la include: “Nursia patria di S. Benedetto e di Q. Sertorio”. Narni (vi nacque Nerva) è inclusa con dimensioni importanti e di dettaglio, sormontata dal pastorale di città vescovile . La stessa Terni, che nella prima stampa non compariva, in successivo stato è raffigurata, inter amnes, con grande prospettica, con la Basilica Valentiniana; scompare “SPOLETI” (sic) che nel primo stato appariva sotto “UMBRIA”.  Altre citazioni dal medagliere si ritrovano a Cures “rovinata patria già di Tito e Numa Pompilio”.

Il perché di questa selezione di personaggi non ha esplicitazione, di certo non sarebbe stato fuori schema Terenzio Varrone, certo più  noto come letterato che come condottiero, come Sertorio, ma, seppure profilo meno noto, fu comandante valoroso e nella guerra di Pompeo contro i pirati meritò la corona aurea, che Roma consegnò solo in altri due casi. Così comunque piacque al Giubilio Mauro. Stando al criterio scelto può osservarsi che Sertorio da Norcia oggi non è più in comune memoria. Da notare che, come osservava il famoso geografo Roberto Almagiá che negli anni venti del Novecento “riscoprí” la carta del Giubilo Mauro, data per introvabile, l’uso di contornare le carte con notizie storico-geografiche era assai frequente.  In tal senso è esemplare la altrettanto rara carta stampata nel 1674 da Innocenzo Mattei, Abate Romano e Geografo Pontificio “Nuova et esatta Tavola Topografica del Territorio o Distretto di Roma”. 

fig. 3 – Particolare della Sabina di Giubilio con le città di Norcia e Terni

La carta abbraccia anche tutta la Sabina iscritta in una cornice di narrazione delle “memorie sagre e profane” di vasto territorio laziale. La carta consultata è nella raccolta “Lazio” del Frutaz, Istituto Studi Romani 1972, che ha molte perdite di scrittura ed evidentemente è l’unica copia di cui ha potuto disporre e di cui diamo comunque significativa foto. Anche per la Sabina la carta citata offre notizie dai tempi antichi, citando fonti e storia diffusamente. Quel che colpisce è il riferimento che ci collega al nostro medagliere, si legge alla voce Sabina: “Degli Eroi usciti da questa gran Madre … (perdita testo) furono Tazio, Numa Pompilio, Vespasiano, Tito, Domiziano, Nerva, Q. Sertorio … (perdita testo) non solamente nelle armi, ma anco in lettere.” Non vengono citati i letterati, né altri.

Questa compilazione coincide con quella del Giubilio, confermando che gli illustri noti erano quelli, Sertorio compreso. La figura di Sertorio (123-72 a. C) aveva già destato interesse in precedenti articoli su questo sito, cui si rimanda, dove notavamo come l’oblio era calato su un personaggio già così famoso e celebrato per le sue gesta. Il Mommsen (Nobel 1902) definiva Sertorio “uno dei più grandi uomini, se non il più grande in assoluto, che Roma aveva generato fino allora…” (Storia di Roma III, Berlin 1854-1856). Lo Sperandio in Sabina Sacra e Profana, Roma,1790, affermava: “Sabinesi riputare si debbono le nobilissime consolari famiglie Sertorio di Norcia da cui fu quel Sertorio di Norcia conquistatore delle Spagne, e perciò chiamato il monarca di quelle contrade”. Il Guattani nei suoi Monumenti Sabini, Roma 1828, nel capitolo dedicato a Norcia “Nursia Sabinorum civitas”, scriveva: “potrà dirsi con ragione che difficilmente nella storia si troveranno due uomini nel loro genere così rari e perfetti come i due Sabini Numa e Sartorio, quello in politica, questi nelle armi”. 

fig. 4 – Tavola topografica di Roma come stampata dal Frutaz, Lazio, Ist. Studi Romani, 1972

Ancora su Sertorio abbiamo ricordato il convegno ai Lincei dello scorso ottobre, per le celebrazioni del V centenario della nascita del più grande poeta della tradizione letteraria portoghese Luis de Camoes (1524-1580) che, nel suo lavoro più noto, il poema epico I Lusiadi, considera Sertorio Eroe Nazionale. Anche Corneille nella sua tragedia Sertorius, 1662, ritiene che i Lusitani sotto la guida di Sertorio siano quasi diventati veri romani. Il medagliere e quanto da esso qui derivato come spunto narrativo non esaurisce evidentemente l’attenzione che è stata dedicata alla memoria degli illustri antenati e, tra gli altri, concludiamo citando la raccolta Degli uomini più distinti di Rieti di Antonio Colarieti, Rieti 1860, che ne racconta circa 85, soprattutto personalità di area reatina, tra i quali non compare alcuno di quelli citati nel medagliere.

Più estesa la compilazione del recente impegno di Francesco Rinaldi con il suo I nostri avi illustri degli ultimi tremila anni, Amaraganta, 2023, che comprende buona parte del medagliere – Numa Pompilio, Vespasiano, Tito, Domiziano – e non include Tito Tazio, Quinto Sertorio e Nerva. Ma sono presenti Varrone e Sallustio, considerato sabino in quanto nato a  Amiterno, vicino l’Aquila, che fu antica capitale sabina, con tanti poi illustri profili di santi, letterati, uomini d’arme e anche importanti figure femminili fino ai giorni nostri. Per ognuno Rinaldi aggiunge al profilo storico la bibliografia e, particolare pregio al lettore, una trasposizione poetica nel suo stile personale.

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