Il battistero di San Giovanni in Fonte, con il suo maestoso catino marmoreo, costituisce per
armonia ed eleganza l’indiscusso archetipo della scultura rinascimentale nel territorio
diocesano.
La costruzione della basilica superiore intitolata a Santa Maria Madre di Dio, consacrata da
papa Onorio III il 9 settembre 1225, aveva previsto l’erezione del battistero aperto sul sagrato
orientale ad accogliere i catecumeni.
Poco sappiamo del suo primitivo assetto, dal momento che sia la decorazione pittorica di due
dei nicchioni sia la realizzazione del fonte marmoreo risalgono alla seconda metà del XV
secolo.
Il fonte battesimale descritto da Angelo Sacchetti Sassetti nella sua Guida di Rieti definisce
«elegantissimo (…) ornato di frutti marini e degli stemmi del Vescovo Angelo Capranica, dal
quale fu certo donato» è raffinatissima opera di gusto rinascimentale.
Il catino poggia su di un parallelepipedo a tronco di piramide.
Gli spigoli sono modellati con zampe leonine alate, le quattro facciate presentano eleganti fregi
che impaginano delle palmette.
Il fusto scanalato, fortemente rastremato, è sormontato da una corona di foglie di acanto che
sostiene la vasca ampia e schiacciata, decorata da lobi ad imitazione dei petali di un fiore dalla
corolla aperta.
Su di essa si innesta una bordura verticale a mo’ di ghiera, in cui si alternano i tre cipressi
dell’arme Capranica, dalle radici legate da un’ancora, con il motivo dei delfini affrontati,
intercalati dal tridente.
La calotta si restringe, offrendo spazio ad una ghirlanda di fiori e frutti dal gusto squisitamente
rinascimentale, fino a culminare nel gruppo plastico dei tre delfini che annodano le code su cui
sostengono l’Agnus Dei.
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