La Salaria, asse di collegamento fra Tirreno ed Adriatico, fu, nell’ordine, la quarta fra le grandi vie di comunicazione: essa collegava le saline di Ostia alle costiere adriatiche, garantendo alle popolazioni appenniniche il costante approvvigionamento del sale, necessario alla conservazione delle carni che avrebbero rifornito i mercati romani.
Marco Terenzio Varrone enumera nelle sue Antiquitates rerum humanarum gli itinerari che si diramano dalla città di Reate: la via più importante è indubbiamente la Salaria, che Festo e Plinio concordano nel definire “Salaria via appellata, quia per eam Sabini sal a mari deferebant”, “quoniam illa salem in Sabinos portari convenerat”.
Al percorso sud-occidentale della Salaria si sovrapponeva il tracciato della via Caecilia,che proseguiva verso nord-est collegando Reate ad Interocrium, Forum Caecilii, Ausculum Picenum.
Un tratto di questo percorso era raddoppiato dalla via Calatina, che collegava a sua volta Foruli ed Amiternum.
La Salaria era inoltre intersecata dalla via Curia, tracciata a mezza costa dal console M. Curio Dentato ai tempi della bonifica del lacus Velinus, che a nord-ovest conduceva ad Interamnia, e dalla via Quinctia che, a sud-est, toccava Suna, Mefula ed Orvinium raggiungendo Alba Fucens e congiungendosi con la via Valeria.
Nel riassetto istituzionale del principato vagheggiato da Cesare, realizzato da Augusto Reate fu eretta a municipium legando definitivamente le sue sorti al destino di Roma.
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