E qui torna importante rifarsi alla storia che dà vitalità al termine sabino.
Un accenno va fatto, al riguardo, alla tradizione di cui riferiscono, tra gli altri, Catone (234 a.C. – 149 a.C.) e Varrone (116 a.C. – 27 a.C.), che avrebbe dato vita a tutti i popoli sabellici a seguito dell’antichissimo rito del ver sacrum, esempio di mobilità geografica che in particolari situazioni di scarsità di mezzi vedeva inviare fuori dalla patria i giovani nati in un determinato anno, sotto la guida di un animale totemico che li avrebbe guidati verso una nuova patria. Tra i primi a distaccarsi sarebbero stati i Piceni sotto la guida di un picchio sacro a Marte. Altro ver sacrum vide Comio Castronio, proveniente dalla Sabina (Cotilia) con 7.000 giovani, fondare, al seguito dell’animale totemico rappresentato dal bue, la città di Boviano che diventò capitale sannita. Ancora oggi ogni anno, ad agosto, in tale città si svolge la rappresentazione rievocativa del ver sacrum, rimasto nel patrimonio identitario della popolazione.
Quanto detto sul ver sacrum è solo uno dei tanti riferimenti – altri verranno ricordati – che ci consentono di comprendere come sia diffusa ed estesa la “Sabinità”, quel composito dato culturale che molti ancor oggi sentono, anche in modo inconsapevole, presente nella propria personalità.
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